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Conferenze e convegni
1997
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In collaborazione con il
Centro di promozione teatrale "La Soffitta"
del Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università degli
Studi di Bologna
e con l'Accademia delle Scienze
Bologna, Accademia delle
Scienze, 28 aprile 1997
La musica come scienza:
modelli meccanici, astrazioni
matematiche,
teorie armoniche, esperienza e storicità dell'uomo musicale
Dal volume di Antonio Serravezza, Musica e
scienza nell'età del positivismo (Bologna, il Mulino, 1995),
il primo libro italiano che nel titolo associa musica e scienza,
ha preso lo spunto l'incontro che ha ospitato le relazioni di
Mario Baroni, Gianmario Borio, Paolo Gozza (responsabile
scientifico), Angelo Orcalli, Giuliano Pancaldi, Stefano Poggi,
Antonio Serravezza e Gianni Zanarini, e gli interventi di
Alessandra Fiori, F. Alberto Gallo, Riccardo Martinelli, Pietro
Redondi, Antonio Santucci, Raffaella Simili e Tito Tonietti. Lo
studio di Serravezza è stato assunto come terminus a quo
e ad quem delle otto relazioni. Nella premessa, Gozza ha
cercato di circoscrivere l'oggetto della discussione, ricordando
che fino alla metà del Settecento l'origine della musica si
incarna nella leggenda della scoperta pitagorica delle
consonanze, consegnata all'immaginario degli uomini di cultura
dalla straordinaria incisione della Theorica musice di
Franchino Gaffurio (1492), che esibisce la quantificazione delle
consonanze musicali attraverso esperimenti di misurazione
condotti su campane, corde, bicchieri, canne. Che nell'immagine
scientifica del mondo ereditata dall'antichità la natura sia
scritta in linguaggio matematico, che i suoi caratteri siano
numeri, figure geometriche e così via, significa anche che il
libro della natura è scritto in caratteri musicali: da questo ha
preso forma quella storia dei caratteri musicali del mondo che è
la storia ideale o idealizzata della musica, scritta dai
filosofi, sopra la quale corrono le storie particolari della
musica nelle nazioni, scritte dai musicisti. Gozza ha poi
ricordato la finalità dell'incontro: rendere visibile un'area di
ricerche musicologiche che guarda fuori della musica per trovare
risposte a problemi nati dentro la musica, e che in questa
ermeneutica cerca di dialogare coi rappresentanti delle
discipline scientifiche cui la musica si è da sempre rapportata.
- Gianmario Borio
- Uno dei momenti salienti che hanno
caratterizzato la recezione della dodecafonia nel secondo
dopoguerra è il riemergere della dimensione matematica
nella teoria musicale e nella tecnica compositiva. Boulez
e Babbitt sono esemplari per questa tendenza, che nel
contempo ha significato un allontanamento dall'orizzonte
teorico di Schönberg. Gli albori della set theory,
così come si manifestano nel trattato di Babbitt, The
Function of Set Structure in the Twelve-tone System (1948),
appaiono come formalizzazione di procedimenti compositivi
(p. es. quello che sfrutta le invarianti della serie) che
Schönberg aveva utilizzato, senza però darne una
formulazione teorica. Nella tecnica seriale
multidimensionale dei compositori europei l'emergere
della matematica si dimostra essere un fenomeno
concomitante al distanziamento dell'elaborazione
motivico-tematica (a cui è legata la concezione
dell'opera come organismo) e al profilarsi di una logica
"costellativa" basata su omologie strutturali.
Sono state commentate tabelle numeriche di Babbitt,
Stockhausen e Nono.
- Gianni Zanarini, La
problematica eredità di Helmholtz
- Considerato definitivo dai fisici e
ignorato o contestato dai musicologi, il contributo di
Helmholtz allo studio della consonanza musicale richiede
di venire oggi profondamente ripensato, in chiave sia
epistemologica sia psicologica. La trattazione di
Helmholtz si regge infatti su una duplice
semplificazione: dei modelli del mondo da una parte,
delle caratteristiche della percezione dall'altra. In
ambedue i casi, la semplificazione nasce dal procedimento
di riduzione controllata della complessità che
caratterizza la scienza moderna. Ma, appunto si tratta di
un procedimento inadeguato a cogliere le caratteristiche
peculiari dell'ascolto musicale, nel quale le consonanze
creano il contesto armonico che, a sua volta, crea le
consonanze.
- Antonio Serravezza
- In che modo, entro quali categorie la
musica è stata presente alla riflessione scientifica
nell'età del Positivismo? A quale musica fisiologi,
biologi, psicologi del secondo Ottocento e dei primi del
Novecento hanno pensato nel tentativo di decifrarne la
natura? Con l'eccezione dell'esperienza wagneriana,
scarse tracce lascia in questo campo l'attualità
musicale. La scienza del Positivismo non si rapporta alla
musica come 'Werk' ma alla costituzione elementare del
mondo sonoro, ai fondamenti del musicale che precedono
l'acquisizione dello statuto di 'opera'. La produzione
musicale è tematizzata nella sua generalità, senza
riferimento né al compositore inteso come entità
personale, né a particolari repertorii, né tantomeno al
pantheon dei capolavori. Nella morfologia culturale
dell'epoca l'immagine della musica elaborata dalla
scienza appare dunque remota da quella propria della
tradizione estetica, che pure negli stessi anni conosce
una fase di straordinaria vitalità, e che nell'abituale
prospettiva storiografica ha finito per eclissare altre
linee di ricerca sulle radici del musicale.
- Angelo Orcalli, Musica
come arte-scienza. Sull'estetica musicale di Camille
Durutte
- Nelle teorie musicali dell'Ottocento è
prevalente lo sforzo di sistemazione concettuale
dell'armonia così come essa si presenta nella pratica
musicale della tradizione più consolidata. In questo
contesto l'Esthétique musicale: technie ou lois
générales du système harmonique (1855) di
Camille Durutte si distingue per l'elaborazione di una
teoria organica in cui - come scrisse Charles Gounod
("Le Temps", 21 gennaio 1876) - "a
semplici regole pratiche e puramente empiriche, vale a
dire suggerite dalla mera esperienza, l'autore
sostituisce delle autentiche leggi fondamentali,
assolute, a priori, in una parola razionali ...
Essa apre orizzonti nuovi e illimitati, e fornisce la
spiegazione di mille fatti che si è dovuto finora, in
assenza di principii, qualificare come licenze:
offre mezzi di controllo e di sanzione che permettono
di distinguere le allucinazioni dell'errore dalle
illuminazioni, sovente inconsce, di questa alta ragione
che si chiama il genio".
- La characteristica di Leibniz e la legge
di creazione di Hoëné Wronski sono l'armatura
concettuale dell'estetica di Durutte. Il termine stesso, technie,
è tratto dai lavori del matematico polacco per
esprimere l'azione della volontà che opera per uno
sviluppo del sapere oltre i limiti della teoria
conosciuta. Su basi rigorosamente algebriche, senza
ricorrere ad osservazioni fisico-acustiche o a congetture
psicologiche, Durutte sviluppa in maniera fortemente
unitaria un sistema di formazione degli enti armonici nel
quale non solo rientrano molte soluzioni dell'armonia
classico-romantica, ma si trovano anche varietà di
possibili aggregazioni accordali forse mai impiegate.
- Se è vero che i suoi trattati non hanno
avuto la fortuna annunciata da Gounod, tuttavia
compositori di non poco peso hanno còlto nella sua
concezione della musica come arte-scienza elementi utili
all'elaborazione del loro pensiero musicale: Vincent
d'Indy ha visto nella Technie harmonique un
esempio rilevante di continuità dell'armonistica
francese con la tradizione pitagorico-kepleriana; Edgar
Varèse vi ha scorto le premesse teoriche per
oltrepassare le costellazioni del sistema temperato;
Milton Babbitt ne ha parlato per accreditare l'approdo
logico-matematico del suo ricercare. Interpretazioni
diverse, se non antitetiche, del pitagorismo di Durutte:
per un verso esplicitato da una tecnica algoritmica in
sintonia con istanze teoretiche che preludono ad una
concezione strutturale del sapere; dall'altro orientato
da un'idea non analitica dell'infinito di matrice
wronskiana.
- La conoscenza del trattato di Durutte,
allargando il campo delle nostre conoscenze sulla scienza
armonica dell'epoca, permette forse di ridimensionare
l'originalità di certe elaborazioni teoriche del nostro
tempo, fortemente caratterizzate dallo strutturalismo
matematico: la Technie harmonique testimonia
infatti un'analoga tendenza anche dentro i confini della
tonalità. E ciò rafforza l'idea della continuità
storica della musica come arte-scienza, il cui ruolo
"progressivo", preminente nella musica del
secondo Novecento, è già nettamente presente nell'opera
teorica di Durutte.
- Paolo Gozza
- L'intervento non ha trattato un singolo
caso d'intersezione tra musica e scienza, ma la
tradizione che esse hanno in comune: una tradizione di
testi che dai teorici musicali greci giunge all'oggi.
Questa tradizione millenaria assume forme e paradigmi
diversi nelle varie epoche, incontra momenti di
opposizione e di rottura, e tuttavia il lessico, i
generi, la struttura concettuale, gli oggetti della
tradizione hanno tratti comuni, tanto più visibili
quanto più ci si occupi dei documenti della tradizione
fino al secolo XVIII. La natura fortemente
interdisciplinare degli oggetti della tradizione musicale
speculativa impone allo storico una revisione delle
attuali storie della filosofia ed estetiche della musica,
in cui prevalgono criteri estetici e categorie
concettuali estranee alla cultura che ha informato la
tradizione. Gozza ha concluso il proprio intervento con
una concreta proposta di lavoro, vòlta a rendere
visibile la 'musica come scienza' attraverso le sue
testimonianze storiche: una collana di scritti sulla
musica, passati e presenti, italiani e stranieri, che
colmi una lacuna della musicologia non solo italiana.
- Mario Baroni
- Il discorso scientifico sulla musica ha le
sue radici in due diverse fonti: quella antichissima
della matematica e delle scienze naturali, e quella più
recente delle scienze umane. Il suono può essere
studiato come fenomeno fisico, ma la musica non è solo
suono: è interpretazione dell'evento sonoro e dunque è
fenomeno culturale e psicologo. E poiché oggi esistono
scienze della cultura e della mente, è legittimo
affermare che in tempi recenti il discorso scientifico
sulla musica si sia allargato a questi nuovi settori del
sapere. Allargato al punto da affacciarsi ai confini di
un campo come quello dell'ermeneutica, che
tradizionalmente era considerato agli antipodi del
discorso scientifico. Casi di questa recente
"scienza dell'ermeneutica" si trovano
nell'analisi dell'esecuzione musicale, dove esistono ad
esempio modelli informatici per lo studio
dell'espressione delle emozioni.
La discussione ha toccato in particolare due
aspetti: da un lato i rapporti tra 'arte' musicale e 'scienza'
musicale, tra estetica e scienza; dall'altro la prospettiva
ermeneutica e la sua irriducibilità al lato elementare o
scientifico della musica. La difficoltà di por mano, stante
l'attuale realtà editoriale in campo musicologico, alla collana
di scritti sulla musica proposta da Gozza ne ha infine suggerito
il ridimensionamento in un unico volume antologico.
Nelle conclusioni il responsabile scientifico
ha tenuto a sottolineare che la presa di contatto con una
tradizione di testi musicali scritti da intellettuali scientifici
e musicologi passati e presenti non è una minaccia per
l'esistenza di altre consolidate tradizioni intellettuali,
artistiche e estetiche, che di fatto convivono nella storia della
cultura musicale, né annulla la prospettiva ermeneutica, perché
si tratta di approcci diversi a oggetti profondamente diversi:
immagini scientifiche della musica da un lato, eventi sonori
dall'altro, interrogati secondo metodologie separate. Circa la
proposta di edizione degli scritti sulla musica, la variante del
volume antologico è parsa a Gozza una limitazione troppo forte,
che rischia di riproporre una visione lineare e separata della
cultura musicologica. Meglio allora più volumi antologici, uno
per secolo, capaci di illuminare quelle intersezioni tra musica e
sapere filosofico e scientifico che sono state al centro della
giornata di studio.
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