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Conferenze e convegni 1996 |
Estetica musicale e Filosofia
della musica:
passato, presente, futuro
Bologna, Accademia delle Scienze, Aula
Absidale, 30 aprile 1996
Ideata dall'Associazione culturale "Il Saggiatore musicale", nel quadro delle iniziative del centro di promozione culturale "La Soffitta", la giornata di studi su Estetica musicale e Filosofia della musica è stata ospitata dalla Accademia delle Scienze. Delle relazioni di Enrico Fubini, Giovanni Piana, Gianmario Borio, Stefano Leoni, Paolo Gozza (responsabile scientifico della giornata), e delle comunicazioni di Giovanna Gronda, Roberto Miraglia e Maurizio Giani diamo conto qui di seguito con brevi estratti.
La partecipazione dell'Accademia delle Scienze, sia come partner dell'iniziativa che come prestigiosa sede di discussione, ha soddisfatto l'esigenza di evitare quella contrapposizione tra le "due culture", che ancora nell'enciclopedia settecentesca del sapere non divideva come oggi scienziati e musicologi. Dialogando nelle stanze dell'Accademia delle Scienze, relatori e pubblico hanno idealmente riannodato i legami con la cultura del settecentesco Istituto Bolognese delle Scienze, in cui la musica figurava tra gli argomenti di discussione affrontati nelle riunioni accademiche dagli intellettuali scientifici, che potevano altresì giovarsi della collaborazione di musicologi come Giambattista Martini e Domenico Giovenale Sacchi. Questa ideale continuità è stata ricordata dal Presidente della Sezione di Scienze Morali in seno all'Accademia, prof. Lino Rossi, che ha recato ai numerosi convenuti il saluto dell'Accademia, ed è stata ribadita e sottolineata da Paolo Gozza nel discorso introduttivo ai lavori.
La premessa culturale della giornata di studio è stata l'esigenza di una serrata analisi dello stato attuale della disciplina che si giovasse del contributo e delle competenze di apprezzati studiosi, afferenti, da prospettive e esperienze culturali anche lontane, a quella che i nostri Antichi chiamavano "musica speculativa" e che solo tra Settecento e Ottocento si è anagraficamente ridefinita come "Estetica o Filosofia della musica". Non si è trattato di discutere in astratto le espressioni "Estetica musicale - Filosofia della musica" (una distinzione più empirica che concettuale), ma di istruire l'esame dell'identità culturale di un'area di ricerche e di un corpus teorico plurisecolare, di interrogarne la coscienza storiografica delle tradizioni intellettuali d'appartenenza, nonché problematizzarne e promuoverne le prospettive e gli esiti futuri. È parso infatti ai proponenti che il campo di ricerche dell'Estetica musicale e della Filosofia della musica sia oggi interessato da una delicata crisi d'identità: da una parte per il venir meno del polo sistematico della Filosofia o dell'Estetica generale, delle quali Estetica musicale e Filosofia della musica erano la traduzione in campo musicale; dall'altro per l'antagonismo di discipline "minori" e settoriali - l'analisi musicale, la semiologia della musica, la sociologia della musica, l'antropologia musicale, le poetiche, la storia della musica, e così via -, che hanno invaso gli oggetti fino a qualche decennio fa di esclusiva pertinenza dell'estetologo o del filosofo della musica. La "musica" come oggetto unitario e assoluto dell'Estetica e della Filosofia si è moltiplicata in una pluralità di forme oggi difficilmente sintetizzate dalle assiologie estetiche o da una ontologia comprendente: questi frammenti della nebulosa originaria si sono aggregati in aree limitrofe e antagonistiche, che avvertono con insofferenza la propensione dell'Estetica e della Filosofia della musica di proporsi come depositarie dei valori e del significato dell'esperienza musicale nei sistemi culturali presenti e passati.
Come aggiornare dunque l'Estetica musicale e la Filosofia della musica alla luce degli orientamenti filosofici contemporanei (fenomenologia, filosofie del linguaggio, teoria della musica, psicologie cognitive, teorie della comunicazione, e così via), che hanno preso atto della dissoluzione del sapere sistematico e delle connesse pretese normative dell'estetica e della filosofia della musica? Come far fronte e arrestare il processo di polverizzazione dell'estetica musicale, tendente a identificarla di volta in volta con le analisi settoriali dell'esperienza musicale nelle costellazioni disciplinari che problematizzano questo concetto? Come va intesa oggi l'espressione "esperienza musicale"? Infine, poiché la crisi dell'Estetica musicale e della Filosofia della musica si riflette negativamente sulle loro attitudini storiografiche, un'altra questione è parsa ai proponenti di fondamentale importanza per il futuro di queste discipline: la ridefinizione del loro rapporto con la storia, sia nella direzione del superamento di categorie estetiche oggi in crisi, sistematicamente proiettate sulle culture musicali del passato, sia in vista di una rifondazione del concetto idealistico di "pensiero musicale", sintomo dell'originario allineamento delle storie dell'estetica musicale e della filosofia della musica alle storie del "pensiero filosofico". Sul fronte dei rapporti con la storia, Estetica musicale e Filosofia della musica temono oggi infatti la concorrenza della nuova storia della cultura musicale, che dagli anni Cinquanta si è evoluta aldifuori dell'egemonia filosofica idealista o neoilluminista nostrana, e che ha rinnovato la memoria storica del "pensiero musicale" delle epoche passate, riannodando i legami della musica con le altre storie, come la storia della scienza, inacessibili per statuto ontologico alla cultura estetica e filosofica della musica di derivazione ottocentesca.
Enrico Fubini - Si può ipotizzare un'autonomia del pensiero estetico di fronte alle vicende storiche della musica e dei linguaggi musicali? Non si può negare che vi sia uno stretto condizionamento da parte della musica stessa sulla riflessione estetica. Tuttavia vi è un margine di autonomia che la riflessione estetica deve conservare e difendere di fronte alle mutevoli vicende storiche della musica stessa. Ovviamente le vicende storiche rappresentano la "materia" che viene offerta di volta in volta alla riflessione estetica per condurre un discorso che conservi un solido riferimento alla realtà, senza che perciò si debba immaginare il discorso estetico esclusivamente come un commento alle vicende storiche della musica. Da vari decenni, con la crisi, senza dubbio salutare, dell'estetica sistematica, vi è stata la tendenza ad una polverizzazione dell'estetica musicale che di fatto è venuta a coincidere con i vari momenti dell'esperienza musicale. In questi ultimi anni l'analisi musicale ha esercitato un'indubbia egemonia tendendo a porsi come disciplina totalizzante. Oggi, pur mantenendo la fiducia nell'utilità delle ricerche disciplinari settoriali, va affermata tuttavia l'esigenza di una riflessione estetica che sappia porsi ad un gradino prospettico più elevato.
Giovanni Piana - Filosofia e teoria della musica. L'intervento è suddiviso in due parti: nella prima si illustra sinteticamente, facendo ricorso ad alcuni esempi, in che senso la riflessione filosofica sulla musica si debba misurare col problema di una teoria della musica, sottolineando la necessità che tale teoria sia sostenuta da considerazioni epistemologiche capaci di consolidare la portata dei concetti che compaiono in essa. Nella seconda parte, di carattere prevalentemente polemico, si richiama l'attenzione sulla necessità di andare oltre punti di vista che tentano di operare un compromesso tra empirismo e storicismo, assumendo come punto di riferimento la posizione di Carl Dahlhaus sulla problematica del giudizio di valore.
Roberto Miraglia - La comunicazione ha fatto cenno ai possibili motivi di interesse dei "fenomenologi statunitensi della musica" all'interno della questione della crisi e del futuro dell'estetica musicale. I "fenomenologi statunitensi della musica" sono un gruppo di studiosi di formazione musicologica o musicale che hanno cercato nella fenomenologia un orizzonte filosofico per reimpostare la problematica musicologica, con particolare riferimento alla teoria della musica e alla analisi musicale. Facendo leva sulla natura bifronte della fenomenologia, che nelle sue opzioni di fondo è una filosofia fenomenologica ma anche un orizzonte per concrete analisi mirate a singole problematiche scientifiche, questi autori hanno il pregio di tentare di saldare il tradizionale dibattito estetico-musicale e filosofico-musicale con le problematiche che emergono all'interno delle discipline specialistiche, persino nei casi di più estremo tecnicismo. Viene in luce così da un lato l'efficacia paradigmatica - quantomeno potenziale - delle scelte di ordine filosofico-musicale e dall'altro l'imprescindibile necessità di una dimensione critica che si affianchi a quella propriamente teorico-costruttiva. Nel serrato dibattito che gli autori intrattengono con i più avanzati metodi di analisi musicale - fino a quelli informatico-calcolistici -, nelle proposte di riforma, ecc. emergono così le istanze di una discussione preliminare circa i concetti teorici fondamentali, i metodi di ricerca e la natura dell'oggetto musicale a cui gli uni e gli altri devono essere commisurati.
Maurizio Giani - La comunicazione è incentrata su Beethoven. Philosophie der Musik di Theodor W. Adorno, apparso postumo nel 1993: una raccolta non sistematica di scritti e appunti che sarebbero dovuti confluire in una vasta monografia dedicata all'interpretazione filosofica di Beethoven, agganciata tematicamente alla dialettica hegeliana. Adorno mirava ad una ricostruzione del contenuto di verità della musica beethoveniana attraverso una fittissima rete di analisi specifiche nelle quali gli aspetti strettamente tecnico-formali delle opere fossero fatti salire al concetto, cioè inquadrati in una cornice dove divenissero tematici il gesto prometeico e umanistico della musica di Beethoven e il suo rapporto con la società. Il lavoro doveva configurarsi come una sorta di archeologia della modernità, che permettesse di cogliere in Beethoven l'avvio del processo che conduce alla situazione del presente stesso di Adorno, dove la filosofia della musica può darsi solo come filosofia della musica nuova.
Gianmario Borio - Riflessioni sullo status dell'estetica musicale e sulle sue prospettive. L'intervento si pone la questione di quali prospettive possa avere l'estetica musicale in un'epoca come quella attuale in cui non pochi fattori appaiono esserle avversi. Una volta dissoltosi i sistemi filosofici e cadute le pretese normative, l'estetica musicale, come l'estetica in generale, tende a diventare introspettiva (analisi dei propri concetti) e retrospettiva (storia delle estetiche e delle poetiche del passato). Inserendoli in tale contesto l'autore discute per sommi capi il contestualismo di Carl Dahlhaus e gli approcci basati sulla filosofia del linguaggio (Milton Babbitt, Benjamin Boretz, Nelson Goodman). Tra i fattori determinanti la crisi egli individua il venir meno dell'apporto teorico dei compositori, che nelle fasi "eroiche" della modernità (Scuola di Vienna, pensiero seriale) aveva costituito per l'estetica musicale una sfida a rinnovarsi o rifondarsi. Il tentativo di ricostruzione parte dagli scritti sulla musica di Theodor W. Adorno, affrontando in particolare i concetti di "coerenza" e di "contenuto di verità". Da una critica a questi concetti l'autore abbozza una prospettiva che tragga giovamento dalla teoria dell'agire comunicativo di Jürgen Habermas e dalle trattazioni estetiche ad essa connesse (Martin Seel, Albrecht Wellmer).
Stefano Leoni - La filosofia della musica, l'estetica musicale. La tradizione musicografica del passato non pare consegnarci un'idea lineare di separatezza tra gli ambiti estetico-musicali e quelli filosofico-musicali. Se è vero che, in maniera grossolana, potremmo attribuire i primi alla res facta, ed i secondi alla fase speculativa "a-priori", è altrettanto vero che si tratta sempre e comunque di distinzioni fittizie che reggono forse soltanto in prospettive rigorosamente tassonomiche. Molta dell'ambiguità è dovuta alla stessa ambiguità che il termine musica reca con sé nella storia: fede ne facciano esempi tratti dal Medievo occidentale. Ma, infine, è così necessario definire ambiti o non è forse meglio semplicemente confrontarsi, sulla base delle differenze, esulando da elaborazioni vettoriali assolute? La dimensione storica non è qualcosa che possa esser recitato, non appartiene alle categorie del discorso esplicito, affonda invece nel precategoriale, nelle condizioni implicite che orientano e promuovono il giudizio attuale, appartiene all'ordine del pre-giudizio. Nella storia si trovano alcuni tra i tanti bandoli di una complicata matassa epistemologico-musicale.
Paolo Gozza - Estetica musicale e storia. L'autore ha discusso i limiti del modello storiografico nelle storie dell'estetica musicale e della filosofia della musica. Esso appare fondato: sulla circolarità tra categorie estetico-filosofiche e storia del pensiero musicale, sull'allineamento alle storie idealistiche della filosofia, sulla presunzione di uniche interpreti della storia del pensiero musicale. La crisi dell'Estetica musicale e della Filosofia della musica si traduce, secondo l'autore, nella loro incapacità di rinnovare la memoria storica del sapere musicale nelle sue molteplici forme e paradigmi, come evidenzia del resto l'assenza di edizioni moderne degli scritti sulla musica delle età precedenti. Il rinnovamento del campo di ricerche convenzionalmente designato come "Estetica e Filosofia della musica" potrebbe allora giovarsi d'una concreta proposta di lavoro, capace di aggregare le competenze afferenti a questo settore d'indagini storico-culturale: un progetto di riedizione degli scritti sulla musica, passati e recenti, maggiori e minori, senza barriere nazionali e disciplinari, che testimoni concretamente il contributo del "pensiero musicale" non solo all'estetica musicale e alla musicologia, ma a tutta la storia della cultura.
Riassumendo il significato degli interventi e delle comunicazioni, nonché della discussione stimolata dalle questioni poste dal vasto uditorio Paolo Gozza, in veste di responsabile scientifico della giornata, ha indicato l'opportunità dell'aggiornamento dell'Estetica e della Filosofia della musica in almeno tre direzioni: nella direzione di una rinnovata consapevolezza epistemologica dei concetti teorici, proveniente dagli orientamenti della fenomenologia contemporanea; nella direzione di una dialettica con le "poetiche" da una parte, e con le filosofie del linguaggio e con le teorie dell'agire comunicativo dall'altro; e, infine, nella prospettiva del rinnovamento delle categorie storiografiche e del modo di intendere e esercitare la storia del "pensiero musicale'. Uno dei risultati della discussione promossa da «Il Saggiatore musicale» e dall'Accademia delle Scienze di Bologna sull'Estetica musicale e la Filosofia della musica è l'affermazione della necessaria compenetrazione tra coscienza teorica e coscienza storica, intesa innanzitutto come riacquizione della comunicazione tra le molteplici competenze di coloro che a vario titolo e da prospettive diverse convergono sui temi passati, presenti e futuri sollecitati dalle rappresentazioni della musica nel nostro e negli altri sistemi culturali.