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Conferenze e convegni 1996 |
I programmi di musica nella
scuola secondaria superiore
Bologna, Aula Absidale, 11 maggio 1996
Dopo l'intervento sui programmi di musica nella scuola secondaria superiore («Il Saggiatore musicale», I, 1994, pp. 377-392), l'Associazione ha promosso una giornata di studio sul medesimo tema in collaborazione con il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Ateneo bolognese. Vi hanno partecipato Mario Baroni, Andrea Calzolari, Maurizio Della Casa, Renato Di Benedetto che ha coordinato l'intero gruppo, Sergio Durante, Cesarino Ruini. Riportiamo qui di seguito i riassunti delle singole relazioni; una sintesi dei lavori si può leggere nel documento pubblicato in questa stessa rivista, pp. 161-164.
Sergio Durante - La musica nella scuola secondaria e
particolarmente nel triennio: radici storiche e progetto. Viene
proposta una sintetica ricostruzione storica dei falliti
tentativi di riforma della scuola secondaria nel corso
dell'ultimo ventennio, mettendo tali fatti in relazione
all'affermarsi del metodo di lavoro fondato sulle commissioni,
con particolare riferimento alla commissione Brocca. Vengono
esaminate le condizioni di lavoro ed i problemi relativi ai
conseguimenti del "Gruppo musica", sottolineando i
forti limiti insiti nella formulazione dei programmi.
La necessità di una formulazione adeguata di curricoli su base
nazionale è sostenuta anche dal confronto con il dibattito
sviluppatosi negli ultimi quindici anni nel Regno Unito sul tema
dell'educazione musicale a livello secondario. Nonostante la
diversità delle tradizioni, il confronto attesta il valore di un
curricolo che sia il prodotto di un'elaborazione progressiva, da
affidare ad organismi appositamente formati, piuttosto che di una
prescrizione rigidamente definita in forma di legge. Vengono
infine formulate alcune proposte pratiche che si vorrebbero
preliminari all'inserimento dell'insegnamento musicale nella
scuola secondaria, quali lo studio dei livelli di uscita degli
allievi della media, la ricognizione conoscitiva sul corpo
docente e le problematiche connesse alla sua qualificazione e al
suo reclutamento.
Maurizio Della Casa - Prendendo le mosse dai programmi della commissione Brocca per il biennio, si delinea una proposta d'insieme che intende ovviare a limiti e contraddizioni del documento ministeriale, pur tenendo conto degli aspetti positivi in esso presenti. Premesso che la musica dovrebbe essere inclusa nei piani di studio dei diversi indirizzi come disciplina distinta (e non a mezzadria con la storia dell'arte), si propongono quali finalità generali l'acquisizione delle capacità di comprendere la musica nella varietà delle sue forme e funzioni, di praticare un ascolto critico e attivo, di situare i prodotti musicali nel loro contesto socioculturale. In relazione a tali finalità sono definiti gli obiettivi più particolari e si suggerisce un approccio metodologico che valorizzi il più possibile l'operatività degli studenti, così da dar luogo a una costruzione attiva e critica del sapere. Esclusa, per il biennio, un'impostazione curricolare di tipo storico, si ritiene che l'itinerario educativo debba essere articolato in una serie di unità didattiche centrate su "temi". Quanto al repertorio, esso dovrà estendersi a un'ampia varietà di testi musicali, riferibili a tipologie e tradizioni diverse, pur riservando uno spazio centrale alla tradizione colta europea.
Renato Di Benedetto - Bozza di proposte che emendano e integrano quelle elaborate dalla commissione Brocca. Si rivendica il fondamentale ruolo formativo della musica nel processo educativo, e la necessità ch'essa entri nel novero delle discipline comuni a tutti gli indirizzi che ricalcano le articolazioni dell'odierno liceo. Si riconosce come finalità primaria dell'insegnamento la formazione completa dell'allievo, che l'insegnamento deve dotare degli strumenti conoscitivi necessari perché l'esperienza musicale da lui acquisita sia tutt'uno con la maturazione di una più seria e profonda autocoscienza della sua identità culturale. Si propone, come momento privilegiato di una cosiffatta esperienza, l'approccio critico ad un congruo "saggio" di testi musicali rappresentativi, scelti in modo da ricomporre il quadro storico complessivo della musica europea dal medioevo ai nostri giorni. Si dispone, per finalità pratiche (omogeneità con i percorsi didattici delle altre discipline, perché sia realizzabile l'interscambio inter-, pluri- e transdisciplinare), l'ordinamento diacronico della materia nel triennio: senza però che questo comporti acquiescenza alla concezione detta appunto "diacronica" - ossia evoluzionistica e teleologica - della storia; s'intende invece perseguire la conoscenza storica raggiungibile attraverso quel processo di attualizzazione che gli alfieri statunitensi dell'odierna "musicologia critica" chiamano reenactment, ma che noi italiani potremmo forse rassegnarci a definire facendo ricorso al principio della necessaria contemporaneità di ogni storia che voglia davvero essere tale, già dichiarata da Croce nel 1915 in apertura della sua Teoria e storia della storiografia. Per quanto concerne i contenuti, si ipotizza una soluzione che, accanto a un asse portante o "canone" di conoscenze comuni irrinunciabili, prospetti una molteplicità di percorsi opzionali di ricerca guidati, al loro interno, da una consapevolezza critica delle scelte operate, e quindi organicamente collegabili in modo che ne risulti un disegno complessivo coerente e unitario. Si rifiuta ogni precostituita diversificazione di cosiffatti percorsi a seconda dell'indirizzo, affinché sia lasciata al giudizio del docente la facoltà di sceglierli e di modularli a seconda delle singole situazioni e dei principii cui egli riterrà opportuno informare la sua attività.
Mario Baroni - La principale funzione dell'insegnamento
della musica nel biennio dovrebbe essere quella di insegnare agli
allievi a scoprire e "leggere" la realtà musicale che
li circonda. La realtà dell'ascolto è complessa e diversa: ogni
genere musicale, ogni cultura, ogni tradizione storica richiede
forme di attenzione specifiche. La scuola potrebbe far capire
quante e quanto diverse siano oggi le musiche disponibili, e
soprattutto quanto diversi debbano e possano essere i modi di
ascoltarle. Il peggior rischio è la specializzazione
monocentrica su una sola categoria di musica e su un solo tipo di
ascolto: la scuola ha il compito di educare alla molteplicità.
Competenza d'ascolto vuol dire abilità nell'identificare
strutture, ma anche nel saperle interpretare: per questo è
soprattutto indispensabile capire quali funzioni ha o aveva la
musica ascoltata (funzioni estetiche ma anche d'intrattenimento,
rituali ma anche economiche). Esistono oggi docenti capaci di
svolgere compiti cosi complessi? Esiste una scuola in grado di
formarli? Questo è il problema che sta a monte di qualsiasi
riforma. E non è consigliabile riformare senza aver prima
affrontato questo antecedente problema.
Cesarino Ruini - Un'ipotesi di percorso per il primo
anno del triennio. Partendo dalle considerazioni di ordine
epistemologico e pedagogico sulle quali si è verificata una
sostanziale unanimità di vedute da parte dei relatori, si è
cercato di esemplificare sul piano pratico in quale modo debbano
essere messi in atto criteri e strategie critiche per la
definizione dei percorsi didattici all'interno di formulazioni
programmatiche necessariamente più generali.
In particolare, facendo riferimento alla periodizzazione storica
caratteristica del primo anno del triennio, è stato messo in
evidenza quali proficui scambi siano possibili con altre
discipline curricolari (la storia politica e sociale, quella
della letteratura italiana, della filosofia, dell'arte), qualora
l'insegnamento della storia della musica venga affrontato alla
luce dei molteplici rapporti che tale arte ha sempre intrattenuto
con le più diverse attività umane. Interi capitoli della
civiltà antica e medievale rimangono in buona parte
incomprensibili senza lo studio della cultura musicale coeva,
studio che - dato lo specifico stato delle fonti e delle
testimonianze - può dare i suoi migliori frutti in una
prospettiva antropologica.
Andrea Calzolari - Il problema può essere formulato in
questi termini un po' ragioniereschi ma realistici: la riduzione
delle ore a disposizione delle altre materie, che inevitabilmente
comporterebbe l'introduzione dell'insegnamento musicale nell'area
comune, sarebbe controbilanciato da un adeguato vantaggio? E,
più precisamente, quali materie dovrebbero sacrificarsi per
lasciare spazio alla musica, e quale profitto potrebbe
giustificare un tale sacrificio? Si sa (anche se i programmi
Brocca sembrano averlo dimenticato) che la musica, almeno a
partire da Platone, fa parte integrante del sistema del sapere
occidentale. È tuttavia ragionevole supporre che - benché nella
tradizione culturale occidentale la storia della musica (o più
propriamente della teoria musicale) sia stata intrecciata anche
alla storia della matematica o della fisica - l'area maggiormente
interessata all'introduzione dell'insegnamento musicale (e quindi
maggiormente disposta al sacrificio) sia l'area umanistica. Più
in particolare penso qui a tre discipline che potrebbero trarre
un giovamento essenziale dall'introduzione dell'insegnamento
musicale: la storia, la letteratura (italiana e straniere, ivi
compresa la letteratura classica), la filosofia.
Circa i modi della concreta collaborazione tra la musica e le
altre discipline, conviene premettere un assunto ben noto e che
vale per qualsiasi materia coinvolta in un processo di formazione
interdisciplinare: la musica ha bisogno delle altre discipline
tanto quanto le altre discipline hanno bisogno della musica. È
necessario quindi estendere anche alla musica i criteri indicati
dai programmi Brocca per la filosofia, una disciplina per la
quale è previsto non un rifiuto dell'impostazione storica
dell'insegnamento, ma un deciso abbandono dell'organicismo
storicista: per non voler rinunciare all'ambizione di totalità e
per salvaguardare a tutti i costi la continuità, quest'ultimo
finiva infatti per costringere allo studio manualistico,
relegando in secondo piano (o addirittura lasciando cadere) la
lettura dei testi. I nuovi criteri impongono invece di
privilegiare autori o momenti storici particolarmente
significativi, da studiare in modo approfondito, sacrificando
appunto (con inevitabili tagli) la continuità dello sviluppo
cronologico.
In questa prospettiva, e con un'adeguata programmazione
interdisciplinare, l'inserimento dell'insegnamento musicale
comporterebbe per le altre discipline non solo sacrifici ma anche
vantaggi: oltre a contribuire a migliorare la qualità della
formazione globale, la musica alleggerirebbe infatti anche il
carico che grava sulle altre materie, sia fornendo un prezioso
supporto integrativo, sia assumendo il ruolo di disciplina pilota
nello studio di alcuni importanti momenti culturali.