![]() |
|
Conferenze e convegni 1997 |
LA FORMAZIONE
MUSICALE DEL CITTADINO:
PERCORSI E CURRICOLI NELLA SCUOLA RIFORMATA
Convegno di studi sulla didattica della musica, promosso dal Comune di Palermo, dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Palermo, dall'Associazione culturale "Il Saggiatore musicale", dall'Associazione Siciliana Amici della Musica di Palermo e dall'Associazione "La Musica interna" di Bologna
Comitato
scientifico: Mario Baroni, Lorenzo Bianconi, Gianni Puglisi
Segreteria scientifico-organizzativa: Benedetto Passannanti
Palermo, palazzo Fatta, piazza Marina 19, 7-8 novembre 1997
Gli studiosi e gli operatori intervenuti nel convegno (Claudio Ambrosecchio, Elena Asero, Mario Baroni, Corrado Belfiore, Lorenzo Bianconi, Giuseppe Bonaffini, Irene Calagna, Paolo Emilio Carapezza, Donatella Casciola, Sergio Chiti, Giancarla Codrignani, Corrado Cristaldi, Francesco Cuccia, Mariangela Curatolo, Marco Dallari, Carlo Delfrati, Maurizio Della Casa, Renato Di Benedetto, Girolamo Di Maria, Annamaria Duranti, Paola Faccidomo, Giampiero Giugnoli, Pietro Gizzi, Elena Ilardi, Angela Inzerillo, Riccardo Lombardo, Piero Longo, Laura Mauri Vigevani, Pietro Misuraca, Nicola Paparella, Benedetto Passannanti, Mario Piatti, Giulio Pirrotta, Boris Porena, Annamaria Prinzivalli, Salvatore Puntino, Annibale Rebaudengo, Gianfranco Restivo, Silvano Sansuini, Marialuisa Simanella, Carmela Spatafora, Gino Stefani, Maria Torchio, Vincenzo Tumminello, Vincenza Vernuccio, Barbara Zanchi) hanno votato all'unanimità il seguente documento conclusivo:
Visto il documento d'indirizzo prodotto dal Ministro della Pubblica Istruzione sul riordino dei cicli scolastici (comprensivo di un progetto di ridefinizione del curricolo), vista la sintesi conclusiva della Commissione tecnico-scientifica incaricata dal medesimo Ministro di individuare "le conoscenze fondamentali su cui si baserà l'apprendimento dei giovani nella scuola italiana nei prossimi decenni" (d.m. 50 e 84/97), constatata ed apprezzata l'importanza che quest'ultimo documento riconosce all'educazione musicale sull'intero arco dei cicli scolastici, i convenuti considerano inderogabile e prioritaria l'esigenza di attuare nella scuola riformata un curricolo unitario degli studi musicali, nei tre cicli denominati dell'infanzia (dai 3 ai 6 anni d'età), primario (6-12) e secondario (12-18).
Per conseguire lo scopo di un'efficace formazione musicale dei cittadini italiani del futuro - o, per dirla altrimenti, d'una formazione dei cittadini anche attraverso la musica - tale curricolo unitario dovrà essere modulato in fasi successive e articolato in filoni paralleli.
Le fasi successive potranno corrispondere ai diversi livelli di sviluppo psicologico e culturale dei discenti. Nel ciclo dell'infanzia e primario (anni 3-12) si preveda, in modo integrato, l'educazione all'ascolto e alla pratica elementare del canto, dell'esecuzione strumentale, nonché ai rudimenti della composizione ed improvvisazione di base. Nella cosiddetta scuola dell'orientamento (anni 12-15), le competenze acquisite nei cicli precedenti vengano ampliate mediante l'approccio critico alla multiformità dei repertorii musicali, non senza l'adeguata valorizzazione intellettuale delle esperienze musicali 'giovanili'. Nella scuola superiore (anni 15-18) venga approfondita la percezione della prospettiva storica del patrimonio musicale. Tutte queste fasi, ferma restando l'importanza vitale che l'educazione all'ascolto riveste in tutti i livelli d'età, potranno utilmente essere accompagnate e sostenute da esperienze laboratoriali, purché coordinate con la programmazione curricolare e sottoposte ad opportuna valutazione.
Tale curricolo potrà utilmente diversificarsi in più filoni paralleli man mano che si procederà addentro il ciclo secondario (scuola dell'orientamento e scuola superiore), con programmi più o meno densi a seconda dei vari indirizzi; ciò anche per tenere particolarissimo conto della attuazione delle scuole medie e dei licei ad indirizzo musicale (ex art. 10 del disegno di legge 2881 che, con le Accademie di Belle Arti e istituti affini, riforma i Conservatorii di musica).
Si richiama l'elevato valore e la grande importanza del patrimonio di esperienze e competenze maturate negli anni e nei decenni scorsi nel campo della sperimentazione didattica, svolta sia nel quadro di iniziative promosse dal competente Ministero, sia in collaborazione con Enti locali, sia da Centri culturali e Agenzie educative indipendenti. È un patrimonio, umano ed intellettuale, che la riforma dei cicli scolastici deve sfruttare ed arricchire, non già disperdere e mortificare.
Per quanto concerne la formazione del personale docente, a norma dei d.p.r. 471/96 (corso di laurea in scienze della formazione primaria) e 470/96 (scuola di specializzazione per la formazione degli insegnanti della scuola secondaria), gli intervenuti, nel rigettare soluzioni di ripiego che deprimerebbero il livello dell'insegnamento (p. es. utilizzazione di docenti in soprannumero d'altre discipline, sveltamente dirozzati all'educazione musicale), auspicano - e personalmente s'impegnano a far sì - che tale formazione sia basata su un'equilibrata cooperazione tra le Scuole di Didattica della musica degli attuali Conservatorii (in futuro gli Istituti Superiori delle Arti) e l'Università, attraverso la stipula di convenzioni tra i medesimi organismi (legge 127/97, art. 17, comma 117) e attraverso un sistema di crediti formativi concertato bilateralmente (in particolare per il diploma di Didattica della musica). Auspicano altresì - e personalmente s'impegnano a favorire - l'istituzione di uno o più Dottorati di ricerca specifici nel campo della didattica della musica.
Per quanto concerne infine l'attuazione della futura riforma dei Conservatorii (mediante lo strumento della succitata proposta di legge 688, varata dalla Camera dei Deputati il 5 novembre 1997), gli intervenuti auspicano - e personalmente s'impegnano a far sì - che si attivi e si potenzi la collaborazione, la cooperazione e l'interazione tra i futuri Istituti Superiori delle Arti e l'Università, mediante (a) un'equilibrata concertazione tra il Consiglio Nazionale delle Arti e il Consiglio Universitario Nazionale in tutte le materie d'interesse comune o bilaterale, (b) la pratica di crediti didattici vicendevoli, (c) la progettazione e lo svolgimento di corsi di studio integrati o congiunti, e (d) la disciplina concertata dei titoli d'accesso ai corsi di studio medesimi e abilitanti alle classi di concorso e alle professioni, e ciò per tutti i titoli universitari aventi valore legale (legge 341/90, art. 1-5: diploma universitario, diploma di laurea, diploma di specializzazione, dottorato di ricerca).