Conferenze e convegni 1997

 

Conferenze del Saggiatore Musicale (1997)
Tenute da laureati DAMS/Musica
In collaborazione con il Centro di Promozione teatrale "La Soffitta"
del Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università degli Studi di Bologna

Bologna, palazzo Marescotti, Via Barberia, 4

 

30 gennaio 1997
Aldo Salvagno, Le sinfonie di Šostakovic
Tra i molti aspetti della produzione musicale di Šostakovic ancora poco trattati in Italia, è l'individuazione dei procedimenti compositivi sottesi alle quindici sinfonie. L'analisi delle sue pagine sinfoniche mostra come l'ossessività ritmica (ripetizione di una cellula musicale) e la spazialità armonica (impiego di una tessitura orchestrale molto ampia, con raddoppi a più ottave che coinvolgono simultaneamente strumenti come il contrabbasso e l'ottavino), spesso unite a progressioni melodiche ascendenti, siano tra i più importanti fattori costruttivi di un tema o di un movimento. L'analisi mostra inoltre come Šostakovic adatti queste tecniche, utilizzandole anche simultaneamente, quando sperimenta tipi di linguaggio musicale a lui meno abituali come la dodecafonia.

Spesso l'ossessività ritmica funge da accompagnamento melodico, da embrione da cui originare un cluster (Sinfonia n. 14): è il motore di un'imitazione, di un "pedale ritmico", di un tema stesso, e può essere collegata ad episodi dove predomina l'elemento marziale (Sinfonie n. 7, 11, 12).

La spazialità armonica è talvolta dettata dalla programmaticità del lavoro, dall'esigenza di riempire lo spazio sonoro adeguandolo ad un'immagine definita (Sinfonia n. 11). Sempre corrisponde ai momenti di enfasi, in modo tipico anche dell'incedere sinfonico bruckneriano.

7 febbraio 1997
Andrea Erra, Il rap italiano
Il rap italiano è un genere musicale ben definito. Tra le sue caratteristiche si contano la tecnica dello scratch, l'arte del recitativo, la riconoscibilità delle caratteristiche ritmico-melodiche degli strumenti usati per comporre le basi.

Sia i testi verbali sia quelli musicali sono composti impiegando specifici mezzi (campionatore e computer) e particolari tecniche compositive (ripetizione e patchwork per i testi musicali, la rima per quelli verbali). Il materiale ottenuto viene organizzato entro strutture evidenti e ben riconoscibili: strofe/ritornello per i testi verbali, mentre per quelli musicali possiamo avere introduzione - strofe/rit. - coda (lungo l'asse orizzontale) oppure base (basso+batteria) - suoni d'atmosfera - recitativo rap/scratch (lungo l'asse verticale).

20 febbraio 1997
Umberto Broccardi, Dallapiccola e la tecnica weberniana
Dopo una breve introduzione storica sullo stato della dodecafonia in Italia fra le due guerre e l'ascolto del Quaderno musicale di Annalibera (1951) di Dallapiccola, l'incontro è stato dedicato all'analisi dei brani nei quali più evidente è l'opzione per un tecnicismo razionalistico di marca weberniana. In quest'opera pianistica della maturità, Dallapiccola giunge ad impiegare la dodecafonia tenendo presenti i risultati più innovativi e radicali conseguiti da Webern: rigoroso controllo del materiale musicale, uso di tecniche simmetrico-speculari, emancipazione delle dissonanze.

Come già indicava Mila, questi aspetti del pensiero creativo dallapiccoliano dovrebbero rivalutare la posizione del musicista italiano nel contesto delle avanguardie europee degli anni '40-'50, riconoscendogli una posizione preminente tra coloro che si sono sforzati di dare una risposta significativa alla crisi del linguaggio tonale.

13 marzo 1997
Pierguido Asinari, Lisa Bensa, Carlo Bosi, Guido Mambella, Salvatore Radaelli
(coordinati da Paolo Gozza), Intersezioni tra musica e scienza
Il tema 'musica e scienza' è stato discusso per l'arco cronologico compreso tra il secolo XV e il XVIII. Il termine 'scienza' è stato assunto nei significati propri dei contesti culturali studiati dai relatori:
come teoria delle proporzioni di derivazione pitagorica da Bosi (Strutture matematiche nei mottetti isoritmici di Dufay, ca. 1400-1474), che ha illustrato l'applicazione della sezione aurea alla strutturazione del tempo nelle composizioni isoritmiche e nelle messe su cantus firmus di Dufay (in particolare Se la face ay pale);
come 'matematica ideale' neoplatonica di ascendenza ficiniana da Radaelli (Le "Hebdomades" di Fabio Paolini: la musica tra scienza e arte), che ha ripercorso le tappe principali della sintesi tra aritmetica e poetica ('scienza' e 'arte') in quel raffinato testo ermetico (1589), testimone della cultura musicale accademica veneziana della fine del secolo XVI;
come elaborazione della moderna teoria del metodo da Mambella (Descartes e Zarlino), che ha discusso il Compendium musicae (1618) in rapporto a Zarlino, sottolinendo il riconoscimento dell'opera del teorico veneziano da parte del giovane matematico e, insieme, l'originalità del metodo cartesiano 'di invenzione', applicato alla teoria della consonanza, rispetto al tradizionale metodo matematico-deduttivo;
come fisico-matematica newtoniana da Bensa (La musica nei "Mémoires sur différens sujets de mathématique", 1748, di Diderot), che, oltre a documentare gli interessi di Diderot per i mutamenti dell'acustica musicale sei-settecentesca e le sue applicazioni tecnologiche, ha indicato l'emergere dalla legalità dei fenomeni acustico-musicali di una teoria della percezione musicale (la 'percezione dei rapporti') che riformula in chiave moderna la tradizionale teoria delle proporzioni;
infine, come simbolismo numerologico da Asinari (Il 'numero musicale' nelle "Leçons de clavecin et principes d'harmonie" di Diderot), che ha illustrato la struttura letteraria del dialogo musicale di Diderot (1771), modellata sulle implicazioni scientifiche, simboliche e retoriche dei 'numeri sonori'. Una testimonianza del connubio millenario tra musica e numero - tra musica e scienza -, che ancora nella seconda metà del secolo XVIII ispira il capolavoro musicale di Diderot.

Nelle conclusioni, il coordinatore ha sottolineato in primo luogo il significato della comunicazione instaurata nel Dipartimento di Musica e Spettacolo tra docenti, dottori in musicologia e studenti del corso di laurea intorno a temi di interesse culturale; ha quindi ricordato il contributo che a una più ampia conoscenza della cultura musicale viene dallo studio delle intersezioni tra musica e scienza, molto più intime nel passato di quanto la coscienza storiografica attuale sia in genere disposta a riconoscere.

22 aprile 1997
Alessio Di Benedetto, Musica, immagini e multimedialità in Aleksandr Skrjabin
Mancava un CD ROM sul compositore e pianista russo. È nato così un sodalizio di skrjabiniani, guidato dal conferenziere, che ha realizzato negli studi della Voodoo di Pescara quell'arte tipicamente multimediale composta dalle "armonie dei suoni, ... armonie dei colori, ... armonie dei profumi!" invocata da Scriabin.

Il CD ROM si divide in tre parti: vita, opere e idee. Tali sezioni intrecciano continuamente musiche di Skrjabin, foto della sua vita, quadri di simbolisti e di altri artisti che mostrano affinità elettive con le vibrazioni foniche skrjabiniane. Sono inseriti inoltre i manoscritti più preziosi delle opere, filmati che cercano d'interpretare, in modo immaginifico, la purezza del cristallo, della luce originaria, il gioco di corrispondenze fra microcosmo e macrocosmo. Le musiche che echeggiano, dal Prometeo all'Acte préalable, sono accostate alla moltitudine di colori e suoni che le sottendono, alle espressioni iperboliche e gioiose della sua chiaroveggenza, alla dichiarazione del suo fine ultimo: "L'arte deve unirsi con la filosofia e la religione per produrre qualcosa d'indivisibile e costituire un nuovo Vangelo, che sostituirà quello vecchio". Sollevandosi con inarrestabile forza di volontà dalla meccanicità della vita quotidiana, Skrjabin ha saputo proiettarsi verso il futuro più auspicabile, fatto di un'arte liturgica che deve sviluppare le forze interiori dello spirito, per superare la condizione orrenda della materialità più smaccata nella quale vive la società di massa. Egli ha recuperato l'arte degli antichi greci, che secondo I'insegnamento platonico deve servire a creare armonia spirituale, a ingenerare le condizioni per rendere permeabile lo spirito all'iniziazione esoterica.

Numerosi rimandi interattivi e note esplicative affiancano il corridoio principale di "navigazione" del CD per rendere più agevole la conoscenza della musica skrjabiniana. Inoltre il navigatore può personalizzare il prodotto intervenendo sui pulsanti di comando. Alcuni spunti di analisi musicale visualizzata s'innestano sul percorso relativo alla trattazione delle opere. Una ricca bibliografia (più di 500 titoli) e i recapiti delle principali società Skrjabin nel mondo completano l'opera.

12 maggio 1997
Grazia Magazzù, Canti di lavoro a due voci nel Messinese
Fino agli anni '50 di questo secolo, nei villaggi dislocati lungo la fascia ionica della provincia di Messina fu ampiamente presente una pratica di canto a due voci, legata ai lavori agricoli. Si trattava di canti di coppia, eseguiti durante i lavori stagionali (mietitura, falciatura del fieno, vendemmia, raccolta delle olive e degli agrumi). Con l'abbandono dell'attività agricola, in seguito alla trasformazione dei centri rurali e alla loro diversa organizzazione, è venuta meno l'occasione principale di coltivazione di questo repertorio.

I canti si basavano su testi poetici di genere lirico, costituiti da componimenti monostrofici di endecasillabi, chiamati canzani. Nell'intonazione musicale, però, il verso perdeva i suoi tratti distintivi: le parole venivano spezzate, mescolate e riassemblate, secondo una logica che prescinde dall'aspetto comunicativo del discorso.

Dal punto di vista melodico, siamo di fronte a modelli dalla struttura complessa, che richiedono una notevole perizia esecutiva. I cantori organizzavano le diverse sezioni di cui è composto ciascun brano ricorrendo a regole fisse, assimilate e codificate tanto dagli esecutori quanto dai fruitori; le diverse parti in cui si suddivide il canto erano denominate con terminologia specifica. Anche le modalità esecutive aderivano ad un canone preciso.

Era dunque una pratica canora rigidamente formalizzata, dove ciascun cantore assumeva un ruolo determinato. I diversi modelli melodici rintracciati, pur mostrando diversità a volte alquanto marcate, sembrano appartenere ad un ceppo comune. In generale si possono iscrivere coerentemente nel quadro del canto a due voci presente nell'area mediterranea.


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