![]() |
|
Conferenze e convegni 1997 |
Conferenze del Saggiatore
Musicale (1997)
Tenute da laureati DAMS/Musica
In collaborazione con il Centro di Promozione
teatrale "La Soffitta"
del Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università degli
Studi di Bologna
Bologna, palazzo Marescotti, Via Barberia, 4
Spesso l'ossessività ritmica funge da accompagnamento melodico, da embrione da cui originare un cluster (Sinfonia n. 14): è il motore di un'imitazione, di un "pedale ritmico", di un tema stesso, e può essere collegata ad episodi dove predomina l'elemento marziale (Sinfonie n. 7, 11, 12).
La spazialità armonica è talvolta dettata dalla programmaticità del lavoro, dall'esigenza di riempire lo spazio sonoro adeguandolo ad un'immagine definita (Sinfonia n. 11). Sempre corrisponde ai momenti di enfasi, in modo tipico anche dell'incedere sinfonico bruckneriano.
Sia i testi verbali sia quelli musicali sono composti impiegando specifici mezzi (campionatore e computer) e particolari tecniche compositive (ripetizione e patchwork per i testi musicali, la rima per quelli verbali). Il materiale ottenuto viene organizzato entro strutture evidenti e ben riconoscibili: strofe/ritornello per i testi verbali, mentre per quelli musicali possiamo avere introduzione - strofe/rit. - coda (lungo l'asse orizzontale) oppure base (basso+batteria) - suoni d'atmosfera - recitativo rap/scratch (lungo l'asse verticale).
Come già indicava Mila, questi aspetti del pensiero creativo dallapiccoliano dovrebbero rivalutare la posizione del musicista italiano nel contesto delle avanguardie europee degli anni '40-'50, riconoscendogli una posizione preminente tra coloro che si sono sforzati di dare una risposta significativa alla crisi del linguaggio tonale.
Nelle conclusioni, il coordinatore ha sottolineato in primo luogo il significato della comunicazione instaurata nel Dipartimento di Musica e Spettacolo tra docenti, dottori in musicologia e studenti del corso di laurea intorno a temi di interesse culturale; ha quindi ricordato il contributo che a una più ampia conoscenza della cultura musicale viene dallo studio delle intersezioni tra musica e scienza, molto più intime nel passato di quanto la coscienza storiografica attuale sia in genere disposta a riconoscere.
Il CD ROM si divide in tre parti: vita, opere e idee. Tali sezioni intrecciano continuamente musiche di Skrjabin, foto della sua vita, quadri di simbolisti e di altri artisti che mostrano affinità elettive con le vibrazioni foniche skrjabiniane. Sono inseriti inoltre i manoscritti più preziosi delle opere, filmati che cercano d'interpretare, in modo immaginifico, la purezza del cristallo, della luce originaria, il gioco di corrispondenze fra microcosmo e macrocosmo. Le musiche che echeggiano, dal Prometeo all'Acte préalable, sono accostate alla moltitudine di colori e suoni che le sottendono, alle espressioni iperboliche e gioiose della sua chiaroveggenza, alla dichiarazione del suo fine ultimo: "L'arte deve unirsi con la filosofia e la religione per produrre qualcosa d'indivisibile e costituire un nuovo Vangelo, che sostituirà quello vecchio". Sollevandosi con inarrestabile forza di volontà dalla meccanicità della vita quotidiana, Skrjabin ha saputo proiettarsi verso il futuro più auspicabile, fatto di un'arte liturgica che deve sviluppare le forze interiori dello spirito, per superare la condizione orrenda della materialità più smaccata nella quale vive la società di massa. Egli ha recuperato l'arte degli antichi greci, che secondo I'insegnamento platonico deve servire a creare armonia spirituale, a ingenerare le condizioni per rendere permeabile lo spirito all'iniziazione esoterica.
Numerosi rimandi interattivi e note esplicative affiancano il corridoio principale di "navigazione" del CD per rendere più agevole la conoscenza della musica skrjabiniana. Inoltre il navigatore può personalizzare il prodotto intervenendo sui pulsanti di comando. Alcuni spunti di analisi musicale visualizzata s'innestano sul percorso relativo alla trattazione delle opere. Una ricca bibliografia (più di 500 titoli) e i recapiti delle principali società Skrjabin nel mondo completano l'opera.
I canti si basavano su testi poetici di genere lirico, costituiti da componimenti monostrofici di endecasillabi, chiamati canzani. Nell'intonazione musicale, però, il verso perdeva i suoi tratti distintivi: le parole venivano spezzate, mescolate e riassemblate, secondo una logica che prescinde dall'aspetto comunicativo del discorso.
Dal punto di vista melodico, siamo di fronte a modelli dalla struttura complessa, che richiedono una notevole perizia esecutiva. I cantori organizzavano le diverse sezioni di cui è composto ciascun brano ricorrendo a regole fisse, assimilate e codificate tanto dagli esecutori quanto dai fruitori; le diverse parti in cui si suddivide il canto erano denominate con terminologia specifica. Anche le modalità esecutive aderivano ad un canone preciso.
Era dunque una pratica canora rigidamente formalizzata, dove ciascun cantore assumeva un ruolo determinato. I diversi modelli melodici rintracciati, pur mostrando diversità a volte alquanto marcate, sembrano appartenere ad un ceppo comune. In generale si possono iscrivere coerentemente nel quadro del canto a due voci presente nell'area mediterranea.