Fabrizio Della Seta (Cremona), Re Duncano va a
morire:divagazioni sulla cultura musicale di Verdi
- La marcia in 6/8 che
accompagna lentrata di re Duncano nel primo
atto del Macbeth di Verdi fu in passato
giudicata severamente, come concessione a un
gusto volgare e bandistico; in epoca più recente
vari critici lhanno rivalutata come esempio
di impiego drammatico dellironia e del
contrasto. Questo intervento si è proposto di
dare una lettura più precisa del brano,
prendendo alla lettera lasserzione di Verdi
secondo cui "le mie note, belle o brutte che
siano, non le scrivo mai a caso, ma procuro
sempre di darvi un carattere".
- Il tipo di marcia in
tempo veloce e in ritmo binario composto
un unicum nella produzione verdiana
viene collegato ad una tradizione specificamente
francese, che comprende la canzone e la danza
popolari, la musica militare e lopéra-comique.
Questo filone viene illustrato con canzoni
dellepoca rivoluzionaria (La Carmagnole,
Veillons au salut de lempire) e con
esempi di marce di cavalleria. Nella tradizione
francese se ne possono trovare le tracce fino al Faust
di Gounod, ma non mancano esempi di autori quali
Beethoven (Wellingtons Sieg e Nona
Sinfonia). Verdi era consapevole di questa
tradizione, diffusa anche in Italia dalle truppe
napoleoniche negli anni precedenti la sua
nascita, come dimostrano esempi tratti da La
battaglia di Legnano, Il corsaro e Rigoletto.
- Per quanto riguarda
lo specifico significato drammatico della scena
del Macbeth, uno spunto ci è offerto da
una pagina dei Mémoires di Grétry (1797,
ristampati ancora nel 1830), che costituisce il
primo esempio di applicazione del concetto di
contrasto alla musica. Grétry
ricorda limpressione destata in lui dal
passaggio del corteo che portava al patibolo
Luigi XVI, accompagnato da una marcia in 6/8 di
carattere giocoso. La situazione rappresentata
nellopera è la stessa: un re condotto al
luogo della sua morte. Anche se è improbabile
che Verdi conoscesse la pagina di Grétry, sembra
che egli abbia usato consapevolmente un topos musicale
fissatosi nellepoca della Rivoluzione.
Marco Beghelli (Pesaro), Il semiologo allOpera
- I complessi
meccanismi comunicativi che il teatro
dopera instaura fra palcoscenico e
spettatore possono venire utilmente inquadrati e
chiariti grazie ad alcune categorie elaborate in
campo semiotico. Trasferirle al campo musicale è
sempre problematico sul piano teorico, ma si
dimostra tuttavia efficace, se fatto senza
eccessivi sofismi.
- Particolarmente
utili, sul piano di una lettura drammaturgica,
possono rivelarsi le antinomie
intracettivo/estracettivo,
denotazione/connotazione,
diegetico/mimetico, nonché alcune
delle funzioni comunicative di base individuate a
suo tempo da Roman Jakobson (referenziale,
poetico, metalinguistico).
- Per i dettagli, cfr.
M. Beghelli, Semiotic Categories for
Analysis of "melodramma", in Musica
Significans (Proceedings of the 3rd
International Congress on Musical Signification,
1992), V, "Contemporary Music Review",
XVII, 1998, pp. 29-42.
Luca Zoppelli (Friburgo
nello Uechtland),
"Come si scrive unopera": processo
compositivo in Bellini, Donizetti e nel primo Verdi
- Lo studio del
processo compositivo e lanalisi degli
"avantesti" schizzi ed abbozzi
attraverso i quali un testo raggiunge la forma
definitiva costituiscono, per quanto
riguarda lopera italiana
dellOttocento, un campo di ricerca ancora
poco dissodato. Ciò, da un lato, a causa di un
certo pregiudizio estetico, che attribuiva a
questa produzione più che ad altre i caratteri
della "spontaneità" e
dellimmediatezza; dallaltro, per la
non facile reperibilità di molti documenti. Di
recente, è stato possibile studiare un maggior
numero di materiali relativi al processo
compositivo in Verdi, Donizetti e, in misura
minore, Bellini, al punto che risulta ora
possibile ricostruire alcuni tratti comuni di
tale processo.
- Decisiva appare,
almeno a partire da un certo momento, la fase di
preparazione, quella in cui il compositore
analizza il soggetto drammatico prescelto,
riflette sulle strutture generali del dramma, su
una certa distribuzione delle
"posizioni" e dei caratteri espressivi
che ne derivano: a questa fase, affrontata prima
ancora di avere un testo poetico a disposizione,
e preliminare appunto alla sua messa in forma,
appartengono anche taluni schizzi che fissano
grossolanamente il carattere di certi spunti
tematici. Questa fase di preparazione è spesso
la più lunga e complessa, ma anche quella
decisiva: è lì che si verifica la fattibilità
drammaturgica del progetto, si decidono le
scansioni del confronto interpersonale, la
"tinta" del lavoro, un certo numero di
"idee" musicali; il che spiega come sia
possibile, una volta che il librettista abbia
steso e versificato il piano concordato,
"scrivere" la musica di unopera
in tempi che spesso ci paiono estremamente brevi.
(Benché funzionale ai tempi produttivi
ravvicinati del sistema operistico italiano, il
procedimento era profondamente radicato
nellhabitus mentale dei compositori:
anche in tarda età, e libero da costrizioni,
Verdi continuerà a prendersi mesi ed anni per la
fase di preparazione, salvo poi una volta
delineato il "quadro" mentale
comporre labbozzo di getto, per
salvaguardare la temperatura emotiva e la
continuità dellispirazione.)
- La stesura avviene
dapprima per mezzo di un abbozzo
"continuo" su pochi pentagrammi: in
passato si credeva che questa procedura iniziasse
col Verdi degli anni 50, poi si è
indirettamente dimostrato che questi doveva
praticarla già prima; il recente rinvenimento di
un abbozzo continuo per il secondatto della
Maria di Rohan di Donizetti (composto
nellautunno 1842) consolida lipotesi
che il procedimento fosse già comunemente
praticato. Per La sonnambula (1831)
restano alcuni fogli da cui si deduce che
Bellini, se non un abbozzo continuo, stendeva
comunque ampi schizzi anche per i recitativi. Lo
stadio successivo ulteriore occasione per
ripensamenti di vario tipo consiste nella
stesura di una "partitura canovaccio"
(ossia quella che certi musicologi anglofoni, con
gusto un po macabro, denominano skeleton
score), che riporta le parti vocali e il
basso più alcuni interventi strumentali
importanti, sullo stesso supporto che, una volta
completata lorchestrazione, diventerà la
partitura autografa definitiva: appunto dalla
"partitura canovaccio" venivano
estratte le parti per i cantanti, mentre
lorchestrazione era generalmente fatta
allultimo momento, durante le prove.
- Un aspetto
interessante di questo procedimento consiste nel
fatto che certi brani non strettamente legati al
nucleo dello svolgimento drammatico
sinfonie o preludi, ma anche cabalette o intere
arie possano mancare del tutto nei primi
stadi di elaborazione, ed essere aggiunti alla
fine: probabilmente per meglio adattarle alle
risorse umane disponibili. Ne consegue una
drammaturgia "a due strati": alla base,
uno svolgimento essenziale accuratamente
pianificato nelle sue articolazioni; più tardi,
un secondo livello di brani pensati piuttosto in
funzione dellaspetto esecutivo.
Michele Girardi (Cremona), Tecniche narrative in Puccini
- Giacomo Puccini fu il
primo compositore italiano a valersi di tecniche
di narrazione in musica sofisticate, ben al di
là di quelle comunemente praticate
nellopera coeva. Partì da Wagner e dal
Leitmotiv lo impiegò in Manon Lescaut
per evidenziare lo sviluppo dellazione e
levoluzione della psicologia dei personaggi
, fondendolo ai motivi di reminiscenza, al
fine di orientare la memoria dello spettatore
verso situazioni che avevano dato impulso al
dramma. Nel quadro IV della Bohème, dove
tutta la vicenda si snoda su un tempo simbolico
legato alla perdita della giovinezza, le
reminiscenze impongono un viaggio nella memoria,
verso un tempo che non può più tornare.
- Il successivo ritorno
al Leitmotiv (Madama Butterfly, Suor
Angelica) offre una panoramica approfondita
della psicologia femminile che domina le vicende,
mentre per i drammi dazione (Tosca, Fanciulla
del West) Puccini inventa un nervoso tessuto
fatto di cellule tematiche minime in continua
interazione. Nelle opere dellultima
stagione creativa, Puccini matura strutture
narrative di tipo "sinfonico" (Il
tabarro) o su base ritmico-tematica, ad
evocare stilemi sempiterni del genere buffo (Gianni
Schicchi), fino allambivalenza tra
forme di tradizione, lasse tematiche e sezioni
sinfoniche che in Turandot accompagna un
viaggio nella commistione dei generi
eroico, buffo, patetico che è
lestremo lascito della sua modernità.
Giorgio Pestelli (Torino), Presenza del "Faust"
di Goethe nella musica dell800
Tema dellintervento
è stata la presenza del Faust di Goethe nella
musica del secolo XIX. Dapprima sono state considerate le
intonazioni di singole poesie "musicabili"
estrapolate dal contesto del primo Faust
(Reichardt, Beethoven, Schubert), quindi il caso del Faust
di Spohr (con relative considerazioni epistolari di
Zelter e Goethe), il curioso ballo Taglioni-Gallenberg
(1838), fino alle novità venute dalla Francia con la
traduzione di Gérard de Nerval, i disegni di Delacroix e
le Huits scènes di Berlioz. Sul fronte tedesco,
quasi per reazione al gusto francese, più interessato al
demonismo di Mefistofele e a una sovrapposizione di Faust
con Don Giovanni, Schumann si rivolge, con le sue Szenen,
quasi interamente al secondo Faust, aprendo
una nuova fase rivolta ai temi filosofici e
trascendentali: una fase che proseguirà in Wagner,
Liszt, Mahler. In conclusione, il tema di Faust in
diverse epoche, culture e civiltà letterarie, ha
costretto la musica a prendere le misure dei suoi mezzi
espressivi e quindi ad affinarli ed estenderli.
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