Il dottorato di
ricerca è uninnovazione recente nel
sistema universitario italiano. Il corso di studi
ed il titolo accademico così denominati sono
stati introdotti con la riforma universitaria,
parziale, del 1980 (decreto del Presidente della
Repubblica dell11 luglio 1980, n. 382, art.
68-74), nellintento distituire un
grado superiore al corso e titolo di laurea, e
comparabile al Ph.D. angloamericano, al Doktor
tedesco, ai vecchi doctorats dÉtat e
de troisième cycle francesi.
Linnovazione, che ha coinciso con
listituzione dei Dipartimenti come
organismi primari della ricerca universitaria, e
dunque sedi predestinate dei dottorati medesimi,
ha suscitato plausi ed aspettative che
lesperienza ha poi in una certa misura
temperato e deluso. Dopo un decennio abbondante,
è possibile tentare un bilancio spassionato,
dalla specola molto limitata delle discipline
musicali (1).
Secondo la legge istitutiva, gli
studi per il dottorato di ricerca mirano
all"approfondimento delle metodologie
per la ricerca" da un lato, "della
formazione scientifica" dallaltro:
dovrebbero cioè giovare alla ricerca su un piano
generale (le "metodologie", appunto) e
produrre studiosi allaltezza del più
avanzato progresso scientifico, destinati ad
entrare negli enti che svolgono ricerca,
luniversità in primis. Avviene
veramente così? I lettori si possono formare un
quadro della realtà, sia pur sommario, scorrendo
qui di seguito la statistica dei dati relativi ai
tre dottorati di ricerca finora attivati nel
campo delle discipline musicali: quello in
Musicologia di Bologna, quello in Filologia
musicale di Pavia-Cremona, e quello in Storia e
Analisi delle Culture musicali di Roma "La
Sapienza". Troveranno informazioni sulla
cronistoria, la composizione dei consorzi che
concorrono allo svolgimento dei corsi, il
collegio dei docenti, i curricula, i seminari
specialistici svolti negli ultimi cinque anni;
più in particolare troveranno, ciclo per ciclo,
la composizione della commissione giudicatrice
che ha esaminato i candidati al dottorato, e
lelenco dei dottorandi ammessi ai corsi,
con la laurea e luniversità di
provenienza, largomento prescelto per la
dissertazione (e le pubblicazioni più notevoli
che ne sono finora derivate; i dattiloscritti
delle tesi sono consultabili nelle biblioteche
nazionali di Roma e di Firenze),
lindicazione dei relatori che hanno seguito
le loro ricerche, e infine leventuale
qualifica professionale attuale (primavera 1994).
Riteniamo che già linsieme dei dati, e la
loro analisi, consenta al lettore di soddisfare
alcune curiosità circa la produttività dei tre
dottorati, quanto a risultati scientifici e
qualificazione dei ricercatori (2). Qui basterà premettere qualche
considerazione di carattere più generale.
La legge
istitutiva insiste sul requisito della
"notorietà" e della "peculiare
idoneità" sia delle strutture e
attrezzature disponibili nelle Facoltà e nei
Dipartimenti sedi di dottorati, sia della
qualificazione del coordinatore e dei docenti nel
collegio dottorale. Al livello minimo, ciò
significa buone biblioteche e docenti stimati a
disposizione dei dottorandi per lo
"svolgimento di programmi di ricerca
individuali ... su tematiche prescelte dagli
stessi interessati con lassenso e la guida
dei docenti" e per "cicli di seminari
specialistici". È molto oscillante il grado
dellimpegno che docenti e Dipartimenti
esigono dai dottorandi: se nei dottorati di
ingegneria o di scienze biologiche, chimiche,
fisiche, mediche càpita che i dottorandi vengano
utilizzati a tempo pieno (o poco men che pieno)
per lo svolgimento di ricerche di dipartimento e
di laboratorio, nei dottorati di discipline
umanistiche può succedere, allopposto, che
al dottorando venga lasciata la briglia sciolta,
che cioè la peculiarità del corso dottorale si
riduca al mero godimento di una borsa di studio
concessa per svolgere una ricerca perfettamente
individuale, e molto flebilmente monitorizzata
dal collegio dei docenti. I dottorati di Bologna,
Cremona e Roma, con la loro più o meno densa
attività seminariale, si collocano in punti
intermedi di questa scala ideale. In particolare,
i colloqui dottorali praticati a Bologna,
consistenti nella periodica discussione dei
resoconti di ricerca di ciascun dottorando da
parte dei docenti e dellintero gruppo dei
dottorandi, configurano una forma assai proficua
di verifica collegiale dei metodi, delle
tecniche, dei fini e dei risultati via via
conseguiti, nonché un addestramento dello
spirito critico, unoccasione di scambio
delle esperienze, un incentivo alla competizione
intellettuale ed un pungolo alla disciplina del
mestiere. Non per questo si potrà sostenere che
nelle nostre discipline lintroduzione del
dottorato abbia scardinato affatto il rapporto
individuale maestro/allievo, tipico del corso di
laurea vecchio stile: piuttosto, lo riproduce nel
rapporto tra il relatore (o i relatori) e il
dottorando, ad un livello di più
accentuata maturità e in un contesto che è al
riparo dai condizionamenti delluniversità
di massa.
Il vincolo
individuale maestro/allievo, nodo vitale e fatale
nei processi formativi del mondo accademico, si
manifesta peraltro già con sufficiente evidenza
statistica in una fase delicata e critica del
dottorato, quella del concorso dammissione.
(I posti disponibili sono mediamente tre per
ciascun ciclo annuale, con una flessione negli
ultimi due anni: tale esiguità danneggia in
particolare i dottorati basati sul consorzio di
più atenei, ossia quelli di Bologna e di Roma.)
Il legislatore ha inteso attenuare la
discrezionalità dei docenti e in
particolare i favoritismi verso discepoli
prediletti magari più per la servizievole
fedeltà che per lingegno e la bravura
mediante un complesso meccanismo di
formazione delle commissioni giudicatrici: due
dei tre membri vengono sorteggiati da un totale
di sei votati nelle Facoltà e nei Dipartimenti
che concorrono al dottorato, mentre il terzo
viene sorteggiato da una terna di docenti
estranei al dottorato designata dal Consiglio
Universitario Nazionale (lorgano di
autogoverno dei professori universitari, che
funge da consulente del Ministro
dellUniversità e della Ricerca scientifica
e tecnologica) in base a criteri altrimenti
imperscrutabili (3). Il risultato al di là
dellenorme lentezza della procedura
è certamente discutibile. Affidare la selezione
dei candidati ad una commissione che ha un
vincolo quantomai tenue col collegio dottorale
comporta il rischio di esautorare questo e di
deresponsabilizzare quella: sicché i commissari
possono vedersi esposti al sospetto, non
lusinghiero, di aver favorito i candidati a loro
più congeniali anziché i più idonei alla
ricerca scientifica. Per converso, il
conferimento del titolo dottorale, a corso
completato, è affidato non già al collegio,
sibbene ad una commissione nazionale nominata dal
Ministro, composta di tre docenti estranei al
dottorato sorteggiati da unaltra terna
designata dal CUN. (Il progetto di attribuire ai
singoli atenei il potere di conferire il titolo
non è stato attuato.) Non è sempre detto che i
componenti della commissione ministeriale siano
addentro ai problemi dibattuti nelle
dissertazioni dottorali; né li spinge ad una
particolare severità di giudizio la circostanza
che il numero dei titoli da conferire è eguale
al numero dei candidati ammessi, ossia al numero
dei posti disponibili nel ciclo dottorale testé
concluso: sicché il concorso nazionale si può
anche ridurre ad un rito formale, mentre la
responsabilità del collegio dei docenti
una responsabilità per così dire acefala ed
anùra ne risulta ulteriormente
mortificata. Il che non giova né
allefficacia del sistema formativo né alle
esigenze del sistema universitario: per dirla con
Umberto Eco, è come se lOlivetti per
addestrare i propri quadri li facesse selezionare
dallIBM e promuovere dalla Apple.
Ad onta di tante
precauzioni procedurali si osserva
unaccentuata "gelosia"
istituzionale nella selezione dei dottorandi, che
in prevalenza provengono dalluniversità o
dalle università che concorrono ai dottorati (o,
più precisamente, si sono perlopiù laureati con
docenti membri del dottorato cui accedono). È
una tendenza che se non altro rivela tra
commissioni e candidati unaffinità
dinteressi e dindirizzi
senzaltro comprensibile, e un ben definito
spirito di "scuola". La cosa non
sorprende non a caso il dottorato di
Cremona è stato istituito soltanto dopo che il
locale corso di laurea in Musicologia ebbe
sfornato i primi laureati, ossia i primi virtuali
candidati indigeni allammissione , ma
non va esente da rischi involutivi. Si nota
tuttavia un netto calo di tale tendenza sia a
Bologna sia a Cremona, dove assommano a 2/5 circa
gli ammessi che non si sono laureati con docenti
del rispettivo dottorato; la tendenza sembra
invece, almeno per ora, piuttosto marcata nel
più recente dottorato di Roma, dove i 4/5 degli
ammessi provengono dagli atenei consorziati di
Roma, Napoli e Palermo.
Problematica è la
durata dei corsi di dottorato.
Nellesperienza bolognese i tre anni
stabiliti dalla legge come durata minima si sono
presto rivelati insufficienti a consentire sia lo
svolgimento dei cicli seminariali,
particolarmente intensi nel primo anno, sia il
compimento di dissertazioni su temi di vasta mole
e di grande impegno: dal IV ciclo, a Bologna la
durata è stata elevata a quattro anni. In ogni
caso il dispositivo del conferimento nazionale
del titolo implica un calendario rigido e
perentorio per la conclusione delle ricerche: ne
consegue che esse non sempre giungono a piena
maturazione nei tempi programmati, sicché il
livello di elaborazione e di messa a punto delle
tesi è diseguale. Ad aggravare queste
difficoltà contribuisce lesiguità della
borsa di studio, che basta a malapena al mero
sostentamento del dottorando: il quale, per far
fronte alle spese talvolta ingenti
della frequenza e della ricerca, si vede in certi
casi costretto a dedicare parte del tempo e delle
energie ad attività redditizie collaterali più
o meno clandestine e più o meno affini alla
ricerca intrapresa.
Le difficoltà
più ragguardevoli vere e proprie
disfunzioni? riguardano infine il
dottorato di ricerca inteso come vivaio di
aspiranti alla carriera accademica, come canale
preferenziale dellarruolamento
universitario. Per legge, il titolo di dottore di
ricerca è "valutabile unicamente
nellambito della ricerca scientifica",
assicura cioè leccellente qualificazione
di chi lha conseguito ma per la
prima volta nella storia dei titoli accademici
italiani è spogliato di quel "valore
legale", contabilizzato in
"punteggi" spendibili nei pubblici
concorsi, chè un attributo, invero
obsoleto ed inflazionistico, della laurea
italiana. (Sia detto tra parentesi: su questo
punto lilluminismo del legislatore, in sé
encomiabile, ha finito per svantaggiare i dottori
di ricerca in discipline musicali nei concorsi e
nelle graduatorie per incarichi e supplenze nei
Conservatorii di musica, dove peraltro le stesse
lauree anche le più specifiche, ed anche
per i corsi di Storia della musica e simili
sono nettamente sottovalutate rispetto ai
diplomi di Conservatorio.) Lassenza di
valore legale è stata poi mitigata con un
provvedimento di legge successivo, che favorisce
i dottori di ricerca nei soli concorsi a posti di
ricercatore universitario, attribuendo loro un
"punteggio" assai vantaggioso.
Dalla semplice
statistica dei concorsi per ricercatore degli
ultimi cinque anni non risulta tuttavia che i
dottori di ricerca abbiano goduto di particolare
favore nellassegnazione dei posti: su una
quindicina di posti messi in bando, tre soltanto
(uno a Torino, uno a Bologna, uno a Cremona) sono
andati a candidati che fossero già dottori al
momento del concorso. (I casi di coloro che hanno
vinto il posto di ricercatore prima ancora di
concludere il corso dottorale convalidano sì la
scelta operata dalle commissioni che li avevano
ammessi al dottorato, ma paradossalmente
confermano anche la relativa
"inutilità" concorsuale del titolo.)
La questione è invero insidiosetta. Sarebbe di
sicuro controproducente regolamentare gli accessi
alla carriera universitaria riservandoli ai soli
dottori di ricerca: vorrebbe dire, tra
laltro, attribuire ai concorsi
dammissione al dottorato una funzione
esclusiva ai fini dellarruolamento
universitario, del tutto esorbitante e tanto più
impropria in quanto la selezione verrebbe
effettuata su studiosi che a quel momento sono
semplici laureati e non hanno ancora dato prova
delle loro capacità di addetti alla ricerca; il
corso di dottorato assumerebbe allora il
carattere dun mero tirocinio con presalario
(la borsa). Ma è altrettanto evidente che
linteresse della disciplina (oltre che
dello Stato erogatore delle borse) non può
riconoscersi in un sistema che, se da un lato
"parcheggia" nei dottorati decine e
decine di giovani studiosi promettenti per poi
disperderli nei licei o abbandonarli al
precariato, dallaltro arruola i giovani
accademici tra chi ha concluso il proprio
curriculum formativo con la laurea e sè
poi fatto il "mestiere" da sé (4). Solo unanalisi apposita dei
concorsi per ricercatore potrebbe investigare il
peso che vi hanno i vincoli maestro/allievo,
lappartenenza a questa o quella
"scuola", la semplice indifferenza, se
non addirittura la diffidenza, che
listituto stesso del dottorato può
suscitare in taluni membri delle commissioni
concorsuali. Certo è che in questa imperfetta
fisiologia degli sbocchi dottorali che è
cosa del tutto diversa dalla più generale crisi
degli sbocchi occupazionali dei corsi
universitari, stante loculata parsimonia
dei posti di dottorato erogati dal Ministero
vè un tema di riflessione per
tutti, dentro e fuori dei tre dottorati, perché
si giunga a comprendere e a meglio dominare la
dinamica odierna della disciplina e gli sviluppi
del futuro prossimo. Il compito è tanto più
doveroso e urgente quanto più esigue si vanno
facendo risorse e prospettive del sistema
universitario nazionale.
Dottorato
di Ricerca in Musicologia (Bologna)
Attivo dal
1983/84, ha sede amministrativa in Bologna
(Dipartimento di Musica e Spettacolo) ed è
consorziato con le Università di Ferrara
(Facoltà di Lettere e Filosofia), Milano-Statale
(Facoltà di Lettere e Filosofia), Padova
(Dipartimento di Storia delle Arti visive e
musicali) e Torino (Dipartimento di Discipline
artistiche, musicali e dello Spettacolo) (5). Sono membri effettivi del collegio
dei docenti: Lorenzo Bianconi (Bologna;
coordinatore dal 1989 al 1993), Mario Baroni
(Bologna), Giulio Cattin (Padova), Francesco
Degrada (Milano), Renato Di Benedetto (Bologna),
Paolo Fabbri (Ferrara), F. Alberto Gallo
(Bologna; coordinatore dal 1983 al 1989), Roberto
Leydi (Bologna; coordinatore dal 1993), Giorgio
Pestelli (Torino), Thomas Walker (Ferrara); sono
membri esterni: Giovanna Gronda (Udine), Giovanni
Morelli (Venezia), Antonio Serravezza
(Viterbo-Tuscia) (6).
Sono attivati
quattro curricula: storia della musica medievale
e rinascimentale; storia della musica moderna e
contemporanea; etnomusicologia; musicologia
sistematica. Il programma didattico-formativo,
della durata di quattro anni (tre fino al III
ciclo), prevede attualmente: nel primo anno di
corso almeno quattro cicli seminariali comuni
(almeno uno per ciascuna area curricolare) e
lelaborazione e discussione del progetto di
ricerca per la dissertazione; nel secondo anno un
ciclo seminariale nel curriculum prescelto e la
partecipazione ai colloqui dottorali in cui
vengono collegialmente discussi i resoconti sullo
stato di avanzamento delle ricerche per la
dissertazione; nel terzo e quarto anno,
completamento delle ricerche e redazione della
dissertazione, con periodici colloqui dottorali
sullo stato di avanzamento dei lavori.
Negli ultimi
cinque anni si sono svolti i seguenti seminari:
anno accademico 1989/90: organizzazione
gerarchica del discorso musicale (Baroni); storia
della critica musicale italiana 1840-1860 (Di
Benedetto); problemi di ecdotica del repertorio
frottolistico (Gallico); musica popolare e musica
colta (Leydi); Un ballo in maschera di
Verdi (Pestelli);
a.a. 1990/91:
metodologie analitiche codificate (Baroni);
esercitazioni di traduzione, redazione e
revisione di bozze di testi musicologici
(Bianconi); musica e liturgia in S. Marco
(Cattin); Othello/Otello (Di Benedetto);
musica popolare e musica colta (Leydi); Fr. C.
Stumpf, Konsonanz und Dissonanz (Serravezza);
a.a. 1991/92: J.
J. Nattiez e lanalisi dellanalisi
(Baroni); esercitazioni di traduzione, redazione
e revisione di bozze di testi musicologici
(Bianconi); teoria e prassi della forma-sonata
nel secolo XVIII (Di Benedetto); il codice
Squarcialupi (Gallo); introduzione
alletnomusicologia (Leydi); gli scritti di
Friedrich von Hausegger sulla musica come
espressione (Serravezza);
a.a. 1992/93:
ricognizione critica della semiotica musicale
(Baroni); forme melodiche nel melodramma italiano
del primo Ottocento (Bianconi); introduzione alla
notazione (Cattin); le tre redazioni del Don
Giovanni di Lorenzo da Ponte (Gronda);
introduzione alletnomusicologia (Leydi);
a.a. 1993/94:
teorie e metodi danalisi della melodia
(Baroni); i libretti italiani di Händel
(Bianconi); problemi di storiografia della musica
medievale (Gallo); introduzione
alletnomusicologia (Leydi); prospettive
estetiche nellopera di Heinrich Besseler
(Serravezza).
I ciclo (corsi
iniziati il 1° novembre 1983)
Commissione
giudicatrice nel concorso dammissione:
Degrada, Vecchi (membri sorteggiati tra sei
eletti dai Dipartimenti o Facoltà che concorrono
al Dottorato); Gallico (membro sorteggiato tra
tre designati dal Consiglio Universitario
Nazionale).
Dottori: Renato
Bossa (titolo di laurea: Lettere, Università di
Salerno) ha svolto una tesi su: "La
sorella amante di J. A. Hasse e la commedia
per musica napoletana del primo Settecento"
(relatore Petrobelli) ed è attualmente docente
di Storia della musica nellAccademia
nazionale di Danza (Roma) (7); Alessandra Chiarelli (Lettere,
Bologna): "Arie dopera di fine
Seicento nella Biblioteca Estense di Modena"
(rel. Walker; lavoro parzialmente confluito nel
volume I codici di musica nella raccolta
estense, Firenze, Olschki, 1987),
bibliotecaria di ruolo nella Biblioteca Estense (7); Wally Matteuzzi (DAMS, Bologna),
ritirata; Donatella Restani (Lettere, Bologna):
"Girolamo Mei e il De modis musicis"
(rel. Cattin; Litinerario di Girolamo
Mei, Firenze, Olschki, 1990), docente di
ruolo nella scuola secondaria superiore; Cesarino
Ruini (Lettere, Bologna): "La Notizia
de contrapuntisti
di G. O.
Pitoni" (rel. Ziino; Firenze, Olschki,
1988), docente di ruolo nella scuola secondaria
superiore (7).
II ciclo (1985)
Commissione
giudicatrice: Leydi, Walker; Baroni.
Dottori: Virgilio
Bernardoni (DAMS, Bologna): "La teoria della
melodia vocale nella trattatistica italiana
dellOttocento" (rel. Di Benedetto;
"Acta Musicologica", LXII, 1990, pp.
29-61), ricercatore (Università di Torino);
Nicoletta Guidobaldi (Lettere, Perugia): "Il
ritratto del musicista e limmagine della
musica" (rel. Gallo; in corso di
pubblicazione, Firenze, Olschki); Arnaldo Morelli
(DAMS, Bologna): "Aspetti della diffusione
delloratorio musicale in Italia nel secolo
XVII" (rel. Bianconi), docente di Storia
della musica per didattica (Conservatorio di
musica di Latina); Nico Staiti (DAMS, Bologna):
"Musica degli angeli e musica degli uomini:
funzioni simboliche nella rappresentazione degli
strumenti musicali prima e dopo il Concilio di
Trento" (rel. Leydi; in corso di pubbl.),
ricercatore (Università di Bologna).
III ciclo (1987)
Commissione
giudicatrice: Leydi, Vecchi; Franco Carlo Ricci
(Viterbo).
Dottori: Concetta
Assenza (DAMS, Bologna): "La canzonetta dal
1570 al 1615" (rel. Bianconi; in corso di
pubbl.), borsista post-dottorato (Università di
Bologna); Franca Ferrari (Filosofia, DAMS,
Bologna): "Il linguaggio melodico di Puccini
nella drammaturgia di Bohème, Tosca e
Madama Butterfly" (rel.
Degrada), docente di ruolo di Pedagogia della
musica per Didattica (Conservatorio di musica di
Frosinone); Emanuela Lagnier (Lingue e
letterature straniere moderne, Torino):
"Corpus musicae hymnorum augustanum"
(rel. Cattin e Leydi; Aosta, Archives historiques
régionales, 1991); Ignazio Macchiarella (DAMS,
Bologna): "Il falso bordone fra tradizione
orale e tradizione scritta" (rel. Carapezza
e Leydi; in corso di pubbl., Lucca, LIM); Massimo
Privitera (DAMS, Bologna): "Democrito a
teatro: le poetiche di Orazio Vecchi e le
allegorie malinconiche" (rel. Carapezza),
bibliotecario di ruolo (Istituto musicale
"A. Peri" di Reggio Emilia).
IV ciclo (1988)
Commissione
giudicatrice: Bianconi, Degrada; Ziino.
Dottori: Michela
Garda (Filosofia, Torino): "Per una
ricognizione del sublime musicale nella seconda
metà del Settecento" (rel. Degrada e
Serravezza; in corso di pubbl.), borsista
post-dottorato (Università di Bologna);
Alessandro Roccatagliati (DAMS, Bologna):
"Felice Romani librettista" (rel.
Bianconi e Pestelli; in corso di pubbl.),
ricercatore (Università di Ferrara); Daniela
Tortora (Lettere, Roma):
"Morfologia drammatica e musicale nel
Rossini serio" (rel. Bianconi e Di
Benedetto), docente di Storia della musica
(Conservatorio di musica di Avellino).
V ciclo (1990)
Commissione
giudicatrice: Bianconi, Di Benedetto; Antonio
Braga (Cassino).
Dottorandi: Mario
Armellini (DAMS, Bologna): "Francesco
Silvani e la fortuna della Fede tradita e
vendicata" (rel. Degrada e
Gronda); Marco Beghelli (DAMS, Bologna): "I
trattati di canto italiani
dellOttocento" (rel. Degrada e Di
Benedetto); Maurizio Giani (Filosofia, Firenze):
"La formazione del pensiero estetico di
Wagner" (rel. Di Benedetto e Serravezza),
vincitore di concorso per ricercatore
(Università di Salerno).
VI ciclo (1991)
Commissione
giudicatrice: Bianconi, Degrada; Antonino Titone
(Palermo), indi Ricci.
Dottorandi: Carlo
Lo Presti (Lettere, Torino): "La musica
vocale di Ravel" (rel. Baroni, Leydi, Di
Benedetto); Giovanni Polin (Musicologia,
Cremona): "Il filosofo di campagna di
Galuppi: vita e trasformazioni di unopera
settecentesca" (rel. Degrada e Gronda);
Claudio Toscani (Lingue e letterature straniere,
Parma): "I Capuleti e i Montecchi di
Bellini: edizione critica" (rel. Bianconi e
Degrada).
VII ciclo (1992)
Commissione
giudicatrice: Baroni, Gallo; Gioacchino Lanza
Tomasi (Palermo).
Dottorandi: Anna
Rita Addessi (DAMS, Bologna): "Le influenze
stilistiche: Debussy e Falla" (rel. Baroni);
Alessandra Fiori (DAMS, Bologna): "Vita
musicale a Bologna nel medioevo" (rel.
Cattin e Gallo); Mauro Mastropasqua (DAMS,
Bologna): "Teoria unificata della musica
post-tonale" (rel. Baroni e Degrada).
VIII ciclo (1993)
Commissione
giudicatrice: Fabbri, Pestelli; Giovanni Carli
Ballola (Lecce).
Dottorandi:
Cecilia Luzzi (DAMS, Bologna); Marco Mangani
(Musicologia, Cremona).
IX ciclo (1993)
Commissione
giudicatrice: Bianconi, Pestelli; Lanza Tomasi.
Dottorandi: Maria
Teresa Arfini (Lettere, Torino); Anna Tedesco
(Lettere, Palermo).
Dottorato
di ricerca in Filologia musicale (Cremona)
Attivo dal
1987/88, ha sede amministrativa nella Scuola di
Paleografia e Filologia musicale
dellUniversità di Pavia in Cremona. Sono
membri del collegio dei docenti (tutti
appartenenti alla Scuola): Elena Ferrari Barassi,
Bruno Brizi, Albert Dunning, Giovanni Marzi
(coordinatore dal 1988) e Maria Teresa Rosa
Barezzani (8).
Il curriculum è
unico: metodologia per ledizione critica
dei testi musicali. Il programma
didattico-formativo dura tre anni e prevede,
oltre lo svolgimento delle ricerche per la
dissertazione, la partecipazione a brevi cicli
seminariali intensivi tenuti da docenti perlopiù
stranieri: negli ultimi cinque anni li hanno
guidati Dietrich Kämper, Bernhard Meier e
Reinhard Strohm (a.a. 1989/90); Theophil
Antonicek, Ignace Bossuyt, Franco Donatoni,
Maurizio Pisati e Jürg Stenzl (1990/91); Berl e
Goldman, Massimo Ossi e Nigel Rogers (1991/92);
Karol Berger, Anna Maria Busse Berger, Giovanni
Columbro e Harold S. Powers (1992/93); Iain
Fenlon, Ursula Günther e Jørgen Raasted
(1993/94).
III ciclo (1987)
Commissione
giudicatrice: Ferrari Barassi, Monterosso;
Cattin.
Dottori: Ugo Giani
(Musicologia, Cremona), ritirato; Marco Gozzi
(Musicologia, Cremona): "Il manoscritto
Trento, Museo provinciale dArte 1377"
(rel. Dunning e Monterosso Vacchelli; Cremona,
Turris, 1992); Sandra Martani (Musicologia,
Cremona): "Ritmica poetico-musicale nel
repertorio irmologico bizantino" (rel.
Marzi), docente di ruolo nella scuola media
inferiore.
IV ciclo (1988)
Commissione
giudicatrice: Ferrari Barassi, Marzi; Cattin.
Dottori: Angela
Romagnoli (Musicologia, Cremona): ""Fra
catene, fra stili e fra veleni
": la
scena di prigione nellopera italiana
(1690-1724)" (rel. Dunning; in corso di
pubbl., Lucca, LIM); Elisabetta Torselli
(Lettere, Firenze): "Musica practica di
Bartolomé Ramos de Pareia (1482)" (rel.
Ferrari Barassi); Pietro Zappalà (Musicologia,
Cremona): "I salmi di Felix Mendelssohn
Bartholdy" (rel. Dunning), tecnico laureato,
vincitore di concorso per ricercatore (Scuola di
Paleografia musicale, Cremona).
V ciclo (1989)
Commissione
giudicatrice: Klaus Fischer (Cremona), Francesco
Filippo Minetti (Cremona); Petrobelli.
Dottori: Marco
Emilio Camera (Musicologia, Cremona), ritirato;
Alberto Doda (Lettere, Roma I), ritirato;
Rodobaldo Tibaldi (Musicologia, Cremona): "I
Motetti e dialoghi (Venezia 1615) di Gio.
Francesco Capello, con uno studio sulluso
degli strumenti nel mottetto italiano" (rel.
Rosa Barezzani), ricercatore (Scuola di
Paleografia musicale, Cremona).
VI ciclo (1990)
Commissione
giudicatrice: Minetti, Rosa Barezzani; Ziino.
Dottorandi:
Giuliano Di Bacco (DAMS, Bologna): "Per una
storia della tradizione della teoria musicale
trecentesca: lArs contrapuncti secundum
Johannem de Muris"; Francesco Paolo
Russo (Musicologia, Cremona): "Il
barbiere di Siviglia di Paisiello: edizione
critica"; Daniele Sabaino (Musicologia,
Cremona): "I mottetti di MarcAntonio
Ingegneri" (a partire dal VI ciclo la
relazione sulle dissertazioni viene svolta
collegialmente).
VII ciclo (1991)
Commissione
giudicatrice: Ferrari Barassi, Fischer; Raoul
Meloncelli (Roma I).
Dottorandi: Mauro
Amato (DAMS, Bologna): "I manoscritti di
arie e cantate tardoseicentesche nella Biblioteca
del Conservatorio di Napoli"; Renato Borghi
(Musicologia, Cremona): "Edizione critica
del ms. Basevi 2441 della Biblioteca del
Conservatorio "L. Cherubini" di
Firenze"; Laura Martuscelli (Lettere, Roma
I): "I manoscritti in notazione neumatica
dellItalia centrale".
VIII ciclo (1992)
Commissione
giudicatrice: Caraci, Rosa Barezzani; Lanza
Tomasi.
Dottorandi:
Tiziana Morsanuto (Musicologia, Cremona):
"Lopera profana di Costanzo
Porta"; Marina Toffetti (Lettere,
Milano-Statale): "La musica a Milano nel
primo Seicento".
IX ciclo (1993?)
Commissione
giudicatrice: Dunning, Marzi; Anna Laura Bellina
(Padova) (concorso in fase di espletamento).
Dottorato
di ricerca in Storia e Analisi delle Culture
musicali (Roma)
Attivo dal
1991/92, ha sede amministrativa in Roma
(Dipartimento di Studi glottoantropologici
dellUniversità "La Sapienza") ed
è consorziato con le Facoltà di Lettere e
Filosofia delle Università di Napoli, Palermo e
Potenza (Basilicata). Sono membri effettivi del
collegio dei docenti: Paolo Emilio Carapezza
(Palermo), Amalia Collisani (Palermo), Paolo Di
Giovine (Roma I), Francesco Giannattasio
(Potenza), Elisabetta Guggino (Palermo), Raoul
Meloncelli (Roma I), Pierluigi Petrobelli (Roma
I) e Agostino Ziino (Napoli; coordinatore dal
1991); sono membri esterni: Fabrizio Della Seta
(Siena), Franco Fanciullo (Viterbo-Tuscia) e
Pietro Sassu (Udine) (9).
Sono attivati
quattro curricula: musicologia; analisi musicale;
etnomusicologia europea; teorie e metodi
delletnomusicologia. Il programma
didattico-formativo, della durata di tre anni,
prevede attualmente: nel primo anno di corso
almeno sei seminari semestrali, conclusi da un
colloquio e una relazione scritta; nel secondo,
lavvio del progetto di ricerca, con
colloquio finale sul lavoro svolto; nel terzo, il
completamento della ricerca e lelaborazione
della dissertazione. Nella.a. 1991/92 si
sono svolti seminari di scrittura musicale
(Carapezza e Ziino), di estetica musicale
(Collisani), sulla mentalità orale e la
trasmissione del sapere musicale (Guggino), sulla
musicologia folklorica, le lingue e i dialetti
(Di Giovine, Fanciullo, Giannattasio e Sassu), su
metodologia e strumenti della ricerca
musicologica (Giannattasio, Meloncelli,
Petrobelli e Ziino), e di drammaturgia musicale
(Della Seta e Meloncelli). Nella.a. 1993/94
(per il ritardato inizio del VII ciclo) sono
state organizzate letture e discussioni da parte
dei dottorandi di una serie di testi, stabiliti
dal collegio, relativi alle seguenti aree
disciplinari: teoria della storiografia musicale,
critica ed estetica; filologia della musica;
analisi musicale; etnomusicologia; discipline
demo-etno-antropologiche; scienze del linguaggio.
VI ciclo (1991)
Commissione
giudicatrice: Carapezza, Petrobelli; Leydi.
Dottorandi: Rosa
Cafiero (Lettere, Napoli): "Didattica della
composizione a Napoli tra Sette e
Ottocento", ricercatrice (Università del
Sacro Cuore, Milano); Girolamo Garofalo (Lettere,
Palermo): "La tradizione musicale liturgica
greco-albanese in Sicilia"; Gianluigi
Mattietti (Lettere, Roma I): "Il processo
compositivo in Aldo Clementi".
VII ciclo (1993)
Commissione
giudicatrice: Carapezza, Ziino; Degrada.
Dottorandi:
Stefano Bianchi (Lettere, Trieste); Pierpaolo De
Martino (Lettere, Napoli); Pietro Misuraca
(Lettere, Palermo).
VIII ciclo (1993)
Commissione
giudicatrice: Giannattasio, Petrobelli; Bellina.
Dottorandi: Livio
Aragona (Lettere, Napoli); Marco Marica (Lettere,
Roma I); Antonio Rostagno (Lettere, Torino).
IX ciclo (1994)
Commissione
giudicatrice: Collisani, Di Giovine; Ricci
(concorso in fase di espletamento).
Poscritto
Il 19 luglio di questanno è uscito il
bando di concorso per lammissione al X
ciclo: dei tre dottorati di ricerca in discipline
musicali, soltanto quello di Roma è stato
rinnovato. Ignoriamo i motivi del mancato rinnovo
dei dottorati di Bologna e Cremona. Ma il tam-tam
dei corridoi ministeriali dà questa spiegazione.
Nel 1992 il
ministro dellUniversità, Sandro Fontana,
decurtò da tre a due i posti per un cospicuo
numero di dottorati di ricerca dellVIII
ciclo; il sacrificio fu inflitto,
dautorità, a dottorati scelti tra quelli
di più vecchia data, inclusi i nostri di Bologna
e Cremona. Ciò avvenne in netto contrasto con la
legge istitutiva, che prevede per ciascun corso
"non meno di tre e non più di dieci posti
per anno" (la legge dice anche che "si
può eccezionalmente derogare a tali limiti per
oggettive esigenze della ricerca, previo parere
favorevole del Consiglio universitario
nazionale"; toccherà dunque al CUN dire
quali mai fossero nel nostro caso, nel 1992, tali
"oggettive esigenze della ricerca").
Nel 1993 il nuovo ministro dellUniversità,
Umberto Colombo, ha lasciato fuori dal bando del
IX ciclo i dottorati "illegali", ossia
quelli che lukaz del predecessore
aveva ridotto a due soli posti; ma su pressione
di numerosi atenei il ministro sindusse
infine a ripristinarli con un bando integrativo,
senza però riportarli a quota tre posti. Ora,
1994, il nuovissimo ministro
dellUniversità, Stefano Podestà, ha di
nuovo depennato dal bando i dottorati biposto, en
bloc.
In altre parole,
vengono soppressi proprio i dottorati che hanno
dimostrato un buon funzionamento sulla lunga
durata; e di che cosa vengono puniti? di aver subìto,
senza potervisi opporre, unillegalità
il provvedimento restrittivo del 1992
chessi non hanno né commesso né
invocato né gradito. Ora che i dottorati con
meno di tre posti non ci sono più,
losservanza della legge è formalmente
salva, ma la ricerca italiana è un bel po
più povera. Immagini il ministro quale vantaggio
arrechi alla dialettica del progresso scientifico
la cancellazione di due dottorati in una
disciplina che ne vanta tre in tutto: e giudichi
se non sia il caso, piuttosto, di obbedire al
dettato della legge riportando a tre posti i
dottorati di Bologna e di Cremona.